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“La Città” torna in edicola ma non è più la stessa. Ultimo atto di un percorso di snaturazione

 
“Questa vince, questa perde”. In uno spregiudicato gioco delle tre carte il quotidiano “la Città” torna in edicola dopo un mese di assenza. Stessa grafica, stessa testata. Eppure “la Città” non è più la stessa. Non lo è perché il nuovo progetto editoriale nasce sulle ceneri di ciò che il quotidiano di Salerno e provincia è stato nei suoi quasi 23 anni di vita. Non lo è perché 11 dei 13 giornalisti che dal 1996 a oggi lo hanno fatto crescere con impegno e dedizione sono stati lasciati a casa, insieme ai 4 poligrafici e a tre amministrativi. Il 12 febbraio la società che edita il giornale è stata messa in liquidazione volontaria e il costo dei suoi dipendenti è stato scaricato sulla collettività con una cassintegrazione a zero ore finalizzata alla chiusura.

Quello che ora torna in edicola è un giornale fatto da altre mani, che nasce con lo stesso nome ed è voluto dagli stessi imprenditori, ma sotto l’ombrello di un’altra sigla societaria. È l’ultimo atto di un percorso di snaturazione che ha iniziato a prendere forma sin dal novembre del 2016, quando le famiglie Di Canto e Lombardi (rispettivamente di Eboli e di Scafati) hanno acquistato “la Città” dalla Finegil del gruppo Espresso. Questi 27 mesi sono trascorsi tra girandole societarie, proprietà schermate e strategie suicide, che hanno drenato risorse e mortificato le professionalità di una redazione che ha avuto il “torto” di chiedere il rispetto delle regole e di continuare ad avere come unico faro di riferimento il lettore, provando a difendere la libertà di informazione da ingerenze e censure. Soltanto quattro mesi dopo l’acquisto da Finegil i nuovi editori avevano già creato, tramite una fiduciaria, una società con proprietà nascosta (e tuttavia riconducibile a loro stessi) alla quale hanno venduto la testata, sottraendola al patrimonio della srl Edizioni salernitane e, soprattutto, separandola dai giornalisti. Nel maggio del 2017 era già stata avviata la prima procedura di licenziamenti, poi ritirata ma servita per imporre l’esternalizzazione a un service del sito web e dello sport. Nel frattempo era stata subito mandata via la guardia giurata, che svolgeva anche compiti di segreteria, ed erano stati interrotti i rapporti con i fotografi Luigi Pepe ed Ermanno Fiore.

Per cogliere i segnali di un preordinato piano di smantellamento sono sufficienti le parole con cui il precedente direttore, Andrea Manzi, ha salutato i lettori, lasciando l’incarico a fine 2017: “…rimane il sollievo di non aver firmato, come richiestomi, il piano di ristrutturazione/liquidazione preparato dai consulenti (…) Sento il dovere di ringraziare tutti i giornalisti (…) Ho difeso sempre la loro professionalità (…) respingendo ogni (reiterata) richiesta di black list”. Oggi quel piano di liquidazione giunge a compimento, facendo sparire e riapparire “la Città” come in un gioco di porte girevoli. Non sarebbe stato possibile senza qualche complicità, in particolare quella del direttore Antonio Manzo, che senza battere ciglio passa dalla guida della vecchia Città a quella del nuovo giornale. Per spiegare ai lettori cosa è accaduto,  giornalisti e poligrafici in cassa integrazione hanno tenuto un’iniziativa nel centro di Salerno per distribuire il foglio ‘A testa alta’, con una ricostruzione degli eventi e alcune testimonianze. All’iniziativa hanno partecipato il sindacato dei giornalisti Sugc, l’Ordine dei giornalisti e gli attivisti di Potere al popolo. È stato inoltre presentato all’Ordine un esposto nei confronti del direttore Antonio Manzo, già  trasmesso al Consiglio di disciplina per la valutazione di tutti gli aspetti di sua competenza.

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