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Yemen, conferenza dei donatori a Ginevra. La denuncia di Msf: crisi alimentata da Paesi coinvolti nel conflitto

 

Si è aperta oggi a Ginevra la terza conferenza dei donatori sullo Yemen promossa dalla Svizzera. Le Nazioni Unite hanno stimato in 4,3 miliardi di dollari i fondi necessari a finanziare i programmi di aiuti umanitari nel 2019.
“Lo Yemen resta la più grave crisi umanitaria nel mondo” ha affermato il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres aprendo il meeting aggiungendo che “una terza conferenza non è mai una buona cosa e tutti vorremmo non essere qui”.
Ma il conflitto in Yemen continua e 24 milioni di persone, l’80% della popolazione, hanno bisogno di assistenza e e protezione.
Almeno due milioni sono al limite della sopravvivenza e hanno bisogno immediato di aiuti salvavita e 10 milioni sono a un passo dalla fame.
Nonostante le organizzazioni e le agenzie delle Nazioni Unite impegnate sul campo stiano lavorando giorno e notte, tra innumerevoli difficoltà, per garantire al popolo yemenita il supporto e l’assistenza di cui hanno bisogno la situazione resta drammatica.
I leader riuniti a Ginevra hanno nelle loro mani le vite e il futuro di milioni di persone, come le vittime più piccole di questo conflitto, le più vulnerabili: i bambini
A loro hanno rivolto l’appello a incrementare gli sforzi per garantire loro cibo e protezione sia Medici senza Frontiere che Save the children.
“Soltanto investendo in aiuti umanitari, educazione e supporto psico-sociale si potranno ridurre i danni a lungo termine del conflitto sulla popolazione dello Yemen, e in particolare sui bambini – ha dichiarato Tamer Kirolos, Direttore di Save the Children in Yemen – Parliamo con loro ogni giorno. Ci raccontano della distruzione che vedono attorno a sé e ci dicono che hanno bisogno di pace, cibo, acqua pulita, assistenza sanitaria, e del loro desiderio di tornare a studiare tra i banchi di scuola. Eppure, purtroppo, le loro voci continuano a rimanere inascoltate.
Per tenere alta l’attenzione sulla guerra in Yemen, dove più di un ambino su dieci vive in aree in cui l’intensità del conflitto è elevata e dall’inizio delle ostilità circa 6.500 minori hanno perso la vita o sono rimasti feriti dai bombardamenti, Save the Children, nell’ambito della nuova campagna “Stop alla guerra sui bambini”, ha lanciato una petizione pubblica on line (che rilanciamo anche noi di Articolo 21 https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/stop-alla-guerra-sui-bambini/petizione-armi-yemen) per chiedere all’Italia di fermare immediatamente l’esportazione di armi italiane utilizzate in Yemen dalla coalizione saudita. Come le bombe che partono dalla fabbrica di Domusnovas nella provincia sarda di Igelesias, controllata dalla società tedesca Rheinmetall che non ha alcuna intenzione di fermare la produzione.
“In Yemen, l’accesso delle persone ai servizi e agli aiuti primari è gravemente limitato perché le parti in conflitto
continuano a distruggere le infrastrutture civili, compreso il sistema sanitario, mentre i loro sostenitori internazionali
chiudono un occhio” è invece la denuncia MSF.
Anche chi scrive ha più volte raccontato come le parti in conflitto abbiano colpito le strutture sanitarie, creato ostacoli agli operatori, tra cui restrizioni alle importazioni, ai visti e ai permessi di movimento, che impediscono l’equa distribuzione di assistenza umanitaria secondo i bisogni della popolazione.
Nel frattempo, combattimenti e posti di blocco continuano a frammentare il paese, limitando la fornitura di aiuti per molte delle comunità che ne hanno più bisogno. Queste barriere all’accesso bloccano o ostacolano le organizzazioni umanitarie che cercano di
raggiungere alcune aree del paese per identificare e valutare i bisogni delle comunità. Anche quando gli aiuti riescono a
raggiungere le persone, restano ampiamente inadeguati.
MSF lancia un appello ai governi che impegnano i propri fondi perché agiscano per rimuovere le limitazioni che impediscono agli
aiuti di raggiungere le persone e garantire che rispondano ai loro effettivi bisogni.
“La crisi umanitaria in Yemen potrà essere risolta – sottolinea l’organizzazione – solo quando i governi donatori metteranno fine al loro coinvolgimento nel conflitto e quando porranno le parti in guerra di fronte alle loro responsabilità per la loro atroce condotta, che mette in pericolo la vita di milioni di persone”.
Anche il World food programme è stato chiaro al riguardo: la maggior parte degli yemeniti non sa dove e se riuscirà a trovare cibo per i prossimi mesi.
In otto milioni sono già sull’orlo della carestia e la situazione sta precipitando a causa dell’aumento del prezzo del cibo, cresciuto di un terzo nell’ultimo anno.
Come capita spesso nei conflitti a pagare il conto più caro e a morire per fame sono i bambini che soffrono di malnutrizione. Quasi mai riescono a sottrarsi a questo killer silente e devastante che contribuisce in maniera decisiva alla morte della pressoché totale percentuale dei minori con meno di cinque anni che perde la vita in Yemen.
A quasi quattro anni dall’inizio dell’escalation del conflitto gli ostacoli posti alla distribuzione di cibo e medicine da tutte le parti in causa hanno portato la crisi a un punto di non ritornocon più di 5 milioni di bambini costretti ad affrontare la quotidiana carenza di cibo: 1 su 2 soffre di malnutrizione cronica.
Quelli che sopravvivono sono invece destinati a altri orrori. Le milizie anti governative li rapiscono e li arruolano come bambini soldato. Dall’inizio degli scontri almeno 23mila minori, di cui 2.500 solo nel 2018, sono stati costretti a combattere in Yemen.
Un’intera generazione spezzata: oltre quattro milioni e mezzo di bambini non vanno più a scuola, non ci sono istituti scolastici e insegnanti in grado di portare avanti programmi didattici: 2.375 scuole sono state distrutte e 1.500 requisite dai ribelli o dai militari.
Un paese che non può offrire un presente dignitoso e sicuro ai propri bambini è un paese senza futuro.

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