Giornalismo sotto attacco in Italia

Lasciate puliti almeno i giardini della Biennale…

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Ministri che vanno, ministri che scappano, cortei di protesta, padiglioni chiusi, così sono riusciti a trasformare la Biennale di Venezia in un luogo di scontri e tensioni.
La Biennale di Venezia, su questo ha ragione il presidente Buttafuoco, ha uno statuto che prevede la più limpida autonomia, la distanza da ogni fazione, la più rigida difesa della autonomia del pensiero critico, della libertà di opinione e di ogni espressione artistica.
Il caos attuale discende dalla posizione ambigua del nostro governo, subalterno al sovranismo internazionale.
Una volta reclamata la chiusura del padiglione russo, bisognava estendere il divieto a tutte le nazioni che si sono macchiate di gravi violazioni della legalità internazionale; dagli Stati Uniti ad Israele.
Putin, Trump, Netanyahu sono fatti della stessa pasta non riconoscono le istituzioni internazionali, odiano gli oppositori, hanno coperto il genocidio in Palestina.
Chi ha preteso la chiusura del padiglione russo, per essere credibile, avrebbe  dovuto chiedere almeno la chiusura del padiglione di Israele.
Come si può essere credibili chiudendo gli occhi e il cuore di fronte ad una strage in atto?
In Italia, invece, abbiamo dovuto sentire il presidente del Senato dileggiare la flottiglia per Gaza: barche italiane, fermate in acque internazionali, colpevoli di portare aspirine e coperte ad un popolo sottoposto ad ogni violenza e vessazione.
Questa doppiezza ha condizionato e condiziona il governo italiano, questa doppiezza ha pesato sulla Biennale
Chi  vuole davvero difendere i diritti umani violati ha il dovere di stare ovunque dalla parte dei popoli oppressi, senza distinzione alcuna, altrimenti si includono i regimi amici e si escludono quelli che non piacciono, ma questo é quanto di più lontano possa esserci  dallo spirito e dallo statuto della biennale.
La nostra solidarietà alla città di Venezia che, dopo aver dovuto sopportare, prima la nomina e poi la rimozione di Beatrice Venezi dal teatro la Fenice, ora deve sopportare la disfida della Biennale che, ancora una volta, discende dalle contraddizioni interne alla destra sovranista.
I vostri regolamenti dei conti fateli altrove, ma lasciate puliti almeno i giardini della Biennale


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