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Taglio fondi editoria. Oggi in piazza Montecitorio

 

Il 18 dicembre la Federazione nazionale della stampa italiana, Articolo 21 e tante altre organizzazioni che si battono per la libertà di informazione saranno in piazza Montecitorio per manifestare contro il taglio dei fondi per l’editoria annunciati dal governo.
Nei giorni scorsi, insieme al Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, avevamo condiviso l’appello al presidente della Repubblica lanciato dai giornalisti di tante piccole testate che rischiano la chiusura a causa del taglio del fondo messo a punto dal governo 5 Stelle-Lega.
La norma inserita nel testo della manovra non ha niente a che vedere con le riforme del settore, pure necessarie, ma rappresenta un mero regolamento di conti con la categoria.
Tra le testate che rischierebbero la chiusura o un forte ridimensionamento “Avvenire”, “Il Manifesto”, “Il Roma”, “Latina oggi” mentre realtà come Radio Radicale vedrebbero ridotto del 50% l’attuale finanziamento.
“Si tratta di una pugnalata alla schiena di tante piccole realtà editoriali espressioni di minoranze politiche, culturali, linguistiche e un chiaro avvertimento a tutti gli altri: per chi crede di poter portare avanti battaglie ideali e culturali – scrivono in una nota congiunta Federazione nazionale della stampa italiana e Ordine dei giornalisti –  anche in contrapposizione al governo, d’ora in avanti avrà vita dura. È un colpo mortale al pluralismo dell’informazione, alla funzione critica della stampa, al ruolo dei corpi intermedi. Tutto questo sarà messo a segno con un maxiemendamento alla manovra, senza alcun confronto con gli operatori del settore. L’auspicio è che i singoli parlamentari di maggioranza e di opposizione facciano appello alla loro libertà di coscienza e votino contro una norma che condannerà a morte decine di testate e allungherà la lista di giornalisti e lavoratori precari e disoccupati”.
Non è un caso che il Capo dello Stato, Sergio Matterella, negli ultimi mesi abbia più volte (ben 8…) richiamato l’attenzione sull’importanza del pluralismo dell’informazione e ricordato che la nostra Costituzione non si limita a stabilire principi e valori ma “chiede allo Stato di farsi parte attiva per il loro raggiungimento. Il pluralismo informativo è un valore fondamentale per ogni democrazia, che va difeso e concretamente attuato e sostenuto”.
Il presidente Mattarella è ben consapevole che nel nostro Paese tanti giornalisti pur di informare rischiano la loro incolumità, come Federica Angeli, autrice di inchieste sulla mafia di Ostia, o Paolo Borrometi, che denuncia le malversazioni nel territorio dove vive, la Sicilia. Entrambi costretti a una vita sotto scorta.
Senza dimenticare i cronisti precari (sono centinaia, come ha di recente ricordato Vittorio Di Trapani, segretario Usigrai, anche in Rai) e di piccole testate nazionali e locali che con l’annunciato taglio all’editoria potrebbero scomparire come il Messaggero di Sant’Antonio, mensile dei frati della Basilica di Padova del quale è già stata annunciata la chiusura.
Il sostegno pubblico all’editoria e la trasparenza dei mezzi di finanziamento sono previsti dall’articolo 21 della Costituzione.
Interventi legislativi su argomenti del genere richiederebbero, in un sistema democratico, un confronto civile, sociale e parlamentare.
Il governo, invece, vuole ‘risolvere’ la cosa con un maxi emendamento e qualche tweet, a partire dal 2019.
Molti giornali editi da cooperative o da enti morali e no profit saranno costretti a operare drastici tagli.
Ridurre o azzerare i contributi pubblici senza aver prima provveduto ad una riforma organica del settore significa, semplicemente, far chiudere i giornali o qualsiasi organo di informazione che grazie ad essi continua a restare in vita nonostante la grave crisi del settore.

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