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Non si ponga fine alla lunga storia del Primorski dnevnik

 

Sono passati meno di tre anni dall’ultimo stato di crisi che nel 2012 ha investito la nostra azienda a causa dell’aleatoria erogazione dei fondi in base alla legge sull’editoria. Oggi potremmo essere di nuovo punto e a capo se passa nella legge di bilancio l’emendamento del deputato Cinque stelle Varrica. Ma, visto il contenuto del provvedimento, questa volta non si tratta di intraprendere la dolente via di pesanti tagli, contratti di solidarietà e via discorrendo, ma più realisticamente di porre fine ad una storia lunga settant’anni che ha visto il Primorski dnevnik impegnato giornalmente non solo ad informare nella propria lingua gli appartenenti alla minoranza linguistica slovena del Friuli Venezia Giulia ed a sostenere le numerose attività della stessa, ma anche a promuovere in questa terra di confine i valori di pace, convivenza e reciproca conoscenza tra italiani e sloveni e tra i due stati confinanti. Chi vive nella nostra regione e conosce il suo difficile, spesso tragico passato,  sa cosa questo significhi.

E dunque se qualcuno a Roma si sente investito di una non meglio precisata e molto opinabile missione moralizzatrice,  sappia che anche la nostra redazione vive il proprio lavoro come una missione. Quella di garantire agli sloveni un’informazione il più possibile esauriente (la nostra redazione conta tra Trieste e Gorizia soltanto 16 giornalisti) e di veicolare quotidianamente anche la propria lingua per mantenerla viva. O per usare le parole di Domenico Morelli, presidente del Confemili (Comitato nazionale federativo minoranze linguistiche d’Italia), nella sua lettera, temo inascoltata (ma spero non sia così), indirizzata al sottosegretario Crimi: »Mentre la scuola, laddove (per le minoranze) esiste, assicura la conoscenza della lingua letteraria, i mezzi di comunicazione sono strumento indispensabile per garantire l’apprendimento della lingua parlata nella vita di tutti i giorni, dalle previsioni del tempo alla partita di calcio. Terminologia che la scuola di norma non insegna.«

Si tratta dunque, in buona sostanza, di adempiere non solo all’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di stampa, dal nome della testata che mi ospita, ma anche all’articolo 3 (tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, ecc.) ed all’articolo 6 (la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche). Sono articoli della nostra Costituzione nella quale dicono di riconoscersi anche i promotori di questo nefasto emendamento.

Ciò, unito al fatto che il Primorski dnevnik è una cooperativa di oltre duemila persone, che ha più di 3500 abbonati, non sconta un calo significativo di copie cartacee vendute perchè viene percepito dai lettori come uno strumento di salvaguardia della propria identità (ed aggiungerei anche della propria dignità), è acquistabile nelle edicole e viene distribuito nelle scuole slovene di Trieste e Gorizia, ci rafforza nella convinzione dell’importanza del nostro ruolo e ci dà la forza per andare avanti. Anche perchè il numero di abbonati e copie vendute è – in proporzione alla fisiologicamente limitata consistenza della platea di potenziali lettori – in linea con quello di altri quotidiani locali in lingua italiana.

Ma senza il sostegno pubblico, sino ad ora garantito dai governi di qualsiasi colore, ciò non sarà materialmente possibile.

Aleksander Koren

direttore Primorski Dnevnik (quotidiano minoranza slovena)

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