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Se l’indifferenza diventa colpevole complicità. Il caso di Asia Bibi

 

Il mondo, ha detto una volta Albert Einstein, piu’ che dalle persone che fanno il male, e’ minacciato da quelle che lo tollerano. Qualcosa, per contrastare questa “tolleranza”, si puo’ (e si deve) fare. Questo “qualcosa” e’ levare la propria voce di dissenso ogni volta che si puo’; non stancarsi di farlo. Non cedere alla tentazione di abbandonarsi a una rassegnazione che puo’ avere mille e una “giustificazione”, perche’ tutto congiura a farci sembrare tutto vano, disperante, inutile. Invece no: occorre insistere caparbi. Tetragoni, se si vuole. Perche’ “qualcosa” si puo’ (e si deve) sempre cercare di fare.

In questo caso, “qualcosa” e’, anche, “incidere” nella nostra memoria i nomi dei perseguitati per le loro opinioni e i loro credo; operare perche’ non se ne smarrisca il ricordo. Perche’ l’indifferenza, e’ la migliore alleata degli oppressori e dei fanatici intolleranti di sempre; la perdita di memoria, l’impedire la “conoscenza”, la loro piu’ fraterna amica.

Amnesty International, animatrice di molte lodevoli iniziative, segnala il caso di quattro persone condannate solo perché cristiane e praticanti. Questa è la colpa di Victor Bet-Tamraz, Amin Afshar-Naderi, Shamiram Issavi e Hadi Asgari; sono stati arrestati dopo che le forze di sicurezza in borghese iraniane hanno fatto irruzione nelle loro abitazioni a Teheran, durante un privato raduno natalizio.

Sono stati presi di mira esclusivamente per aver praticato pacificamente la loro fede cristiana. Complessivamente sono state chieste pene per ben 45 anni di carcere. Nei loro confronti e’ scattata l’accusa di aver organizzato messe in casa; inoltre sono accusati di aver viaggiato fuori dall’Iran per poter partecipare a seminari cristiani: sarebbero cosi] incappati nel reato di “minaccia alla sicurezza nazionale“. Yousef Nadarkhani è in carcere, mentre gli altri tre sono liberi su cauzione. Tutti sono in attesa del verdetto del tribunale d’appello.

Un altro caso odioso che merita la nostra attenzione e’ quello di Asia Bibi. Asia e’ in carcere da anni, in Pakistan; la sua “colpa” e’ quella di essere cristiana. Per questa “colpa” rischia di essere uccisa.

La Corte Suprema del Pakistan ha rinviato la sentenza della condanna a morte, dopo aver ascoltato l’appello della difesa contro l’esecuzione. La data per il verdetto non è stata ancora decisa.
   Il Pakistan ha una delle leggi sulla cosiddetta blasfemia più dure del mondo: nata per proteggere l’Islam, la religione di Stato, di fatto viene usata per perseguitare le minoranze religiose. Secondo l’”Economist” dal 1990 62 persone sono state uccise per blasfemia.   

    Per tornare al caso di Asia Bibi: il “crimine” sarebbe stato commesso nove anni fa. Una presunta “blasfemia”, una frase buttata lì, durante un battibecco con altre lavoratrici stagionali di un frutteto nel Punjab che l’avevano umiliata: “colpevole” di aver bevuto un bicchiere d’acqua presa da pozzo a lei proibito; un pozzo vietato agli “infedeli cristiani”, in quanto tali considerati “impuri”.

   Secondo le testimonianze raccolte, Asia avrebbe reagiro dicendo: “Credo nella mia religione e in Gesù Cristo, morto sulla croce per i peccati dell’umanità. Cosa ha mai fatto il vostro profeta Maometto per salvare l’umanità?”.

    La famiglia ha presentato ricorso, e in molti si sono mossi per la liberazione della donna, e la revisione della legge contro la blasfemia. Tra i tanti, l’allora governatore del Punjab e futuro possibile primo ministro, Salmaan Taseer: un musulmano, che compie il simbolico gesto di visitare Bibi  in carcere. Il 4 gennaio 2011 Taseer viene ucciso da Mumtaz Qadri, una delle sue guardie del corpo; la “punizione” per questo suo impegno.

    Questa e’ la storia di Bibi Asia, in carcere da anni in Pakistan, e rischia la vita colpevole di essere cristiana.

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1 COMMENTO

  • Gennaro

    Libertà religiosa ad ogni latitudine.

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