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Roma: Salvini “sciacallo” a San Lorenzo, cerca consensi sul corpo morto di Desirée

 

Si sarebbero potute fare scommesse sul fatto che oggi il ministro Salvini sarebbe andato a San Lorenzo per fare la sua passerella razzista sfruttando il corpo morto della giovane Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina trovata senza vita nello stabile abbandonato di via dei Lucani nel quartiere San Lorenzo a Roma. Stuprata e uccisa nel capannone occupato da migranti, la ragazza era andata lì per cercare il tablet che le era stato rubato e lì è stata drogata e violentata, come riportato da un testimone che ha visto il corpo di Desirée sotto una coperta su un materasso. A “Storie Italiane” il senegalese che era entrato nello stabile abbandonato verso mezzanotte ha raccontato di aver visto una ragazza che urlava e un’altra ragazza stesa: “le avevano messo una coperta fino alla testa ma si vedeva la testa. Non lo so se respirava, sembrava già morta, perché l’altra ragazza urlava e diceva che era morta. C’erano africani e arabi sei o sette persone. Anche un’altra ragazza era lì e parlava romano. Urlava che l’avevano violentata”.

Ma c’è qualcosa di più macabro di una giovane uccisa così, ed è la speculazione di un politico che fa propaganda su quel corpo morto di una ragazza che non ormai non può avere più voce in capitolo. Come aveva già fatto per il caso di Pamela Mastropietro, stuprata, uccisa e fatta a pezzi a Macerata, Salvini si muove e si sdegna solo quando a delinquere è un migrante. Quando Pamela fu uccisa, lo scorso anno, le sue parole di odio furono così piene di livore che Luca Traini, candidato della Lega e amico di Casa Pound e Forza Nuova, andò per la strada a sparare sui passanti mirando al colore della pelle.

L’indignazione del leghista Salvini è quindi selettiva, e scatta solo se sente l’odore del sangue scorrere nelle mani di un immigrato perché in realtà è lui che vuole colpire perché della vittima, stuprata, ammazzata, fatta a pezzi, non glie ne frega niente. Dov’era Salvini quando un mese fa il neonato di Scarperia è stato gettato a terra dal padre che come una furia gli si è gettato addosso uccidendolo con 6 coltellate? Dove stava quando a Taranto la piccola di 6 anni è stata presa dal divano e gettata dal terzo piano da un padre violento che per vendicarsi della madre ha colpito i figli? E dov’era quando Noemi Durini a 16 anni è stata ammazzata a sassate dal fidanzato nella provincia di Lecce? o quando Sara Di Pietrantonio a 22 anni è stata carbonizzata uccisa dal suo ex fidanzato? Semplice, non c’era, perché di queste donne e di questi bambini barbaramente uccisi per mano di maschi bianchi a Salvini non interessa nulla.

Inutile ripetere che in Italia sono in aumento le donne morte per mano di partner, familiari o ex, e che sul totale degli omicidi, più di un terzo riguardano femminicidi. Inutile dire che in quei 7 milioni di donne che subiscono violenza in Italia, non contiamo più i figli che vengono uccisi dai padri per vedetta contro la madre: come Franceschelli che ha ucciso il figlioletto Claudio buttandolo nel Tevere; Russo che ha ucciso la figlia di 12 anni e ferito la maggiore di 14 anni; Maravalle che ha soffocato il figlio di 5 anni; Capasso che ha ucciso le sue figlie di 8 e 14 anni, dopo aver sparato all’ex moglie; o come Mele che ha ucciso il figlio di due anni. 

Negli ultimi dieci anni più del 70% delle donne uccise avevano un rapporto intimo con il loro assassino: partner, ex, membri della famiglia, maschi italiani bianchi che agivano violenza in casa e non migranti. Non solo perché Salvini dovrebbe sapere – dato che è il suo stesso ministero ad aver divulgato i dati –  che più dell’80% degli stupri sulle donne italiane è commesso da un italiano bianco e che gli stupratori stranieri sono il 15,1%. Uomini che devono essere punti nella loro totalità e non uno sì e 4 no mostrando indignazione solo se il reato viene commesso da uno straniero. Donne e bambini uccisi a casa propria all’arma bianca con coltelli da cucina, martelli, sassate, sprangate, forbici, ecc. Uomini bianchi, mariti, fidanzati, compagni di vita, padri dei propri figli che vivono nel posto che dovrebbe essere il luogo più sicuro del mondo: casa tua.

Ma ormai più di qualcuno se ne è accorto e oggi Salvini a San Lorenzo, storico quartiere di sinistra da molto tempo nelle mire dell’estrema destra che non è mai riuscita a entrare lì dentro, è stato chiamato “sciacallo”, e non in maniera impropria perché il giochetto della caccia all’immigrato lo hanno capito in tanti, e anche se ha minacciato di tornare a San Lorenzo con la ruspa, non sarà facile prendere San Lorenzo speculando sul corpo morto e straziato da una violenza della giovane Desirée, e questa volta sono state le stesse donne e ragazze del quartiere a farglielo presente gridandogli: “vattene”.

La verità è che Desirée è morta in quello squallore in cui è caduto un quartiere come San Lorenzo i cui cittadini attivi, organizzati in comitati, da anni cercano di risollevarsi pur inascoltate dalle istituzioni che dovrebbero intervenire e aiutare. Un quartiere chiamato “degli studenti” per via dell’Università che sta lì a due passi e che accoglie la maggior parte dei fuori sede che vengono a Roma a studiare. Un luogo dove i locali e la movida si accatasta nel degrado sempre più evidente con lo spaccio a cielo aperto nella piazza davanti alla chiesa e nelle vie del quartiere dove chiunque può essere fermato con l’offerta di un po’ di droga, e dove ormai è diventato impossibile abitare a causa delle centinaia di giovani che si fermano davanti ai locali a bere e a parlare fino a notte inoltrata occupando l’intera strada. E questo nell’incuria e nel disinteresse più totale a partire dalle amministrazioni passate, prima fra tutti quella del sindaco Alemanno e della destra romana amica del ministro Salvini, come Casa Pound che occupa uno stabile a Piazza Vittorio e che il ministro si guarda bene dal toccare.Un quartiere che era un gioiellino dove la notte potevi girare con tranquillità a qualunque ora e che adesso è diventato impraticabile per l’incuria dell’amministrazione comunale, anche grazie ai permessi selvaggi ad attività commerciali che hanno reso il quartiere popolare tra i più famosi di Roma, una via di mezzo tra il paese dei balocchi e il bronx.

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