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Egitto, il foto-giornalista Shawkan condannato ma dovrebbe tornare presto libero

 

Cinque anni di carcere per aver fatto solo il suo lavoro, più altri cinque di libertà condizionata. Così la giustizia egiziana considera il giornalismo indipendente. Ma la condanna inflitta oggi al foto-giornalista Mahmoud Abu Zeid detto Shawkan significa che le porte della prigione dovrebbero aprirsi presto. La condanna è infatti inferiore al periodo di tempo già trascorso in prigione: cinque anni e 25 giorni. Il giudice dovrà tenerne conto e disporre la scarcerazione. Secondo l’avvocato di Shawkan, dovrebbe avvenire “in un paio di giorni”.
Ricordiamo che Shawkan era stato arrestato il 14 agosto 2013 mentre si trovava, per conto dell’agenzia fotografica Demotix di Londra, in piazza Rabaa al-Adawiya, al Cairo, a documentare il violentissimo sgombero di un sit-in della Fratellanza musulmana. Fu il peggiore massacro della recente storia egiziana, con centinaia e centinaia di morti in un solo giorno.

Ecco il lungo elenco di pretestuose accuse per le quali la pubblica accusa aveva addirittura chiesto la pena di morte (e per 75 co-imputati l’ha purtroppo ottenuta, oltre a 50 ergastoli e quasi 300 condanne a pena detentiva): “adesione a un’organizzazione criminale”, “omicidio”, “tentato omicidio”, “partecipazione a un raduno a scopo di intimidazione, per creare terrore e mettere a rischio vite umane”, “ostacolo ai servizi pubblici”, “tentativo di rovesciare il governo attraverso l’uso della forza e della violenza, l’esibizione della forza e la minaccia della violenza”, “resistenza a pubblico ufficiale”, “ostacolo all’applicazione della legge” e “disturbo alla quiete pubblica”.

Il “reato” di Shawkan è solo quello di aver fatto il suo lavoro. Quel “reato” si chiama giornalismo.

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