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Oleg Sentsov continua lo sciopero della fame e rischia la vita. Ma la Russia non cede e rassicura: sta bene

 

Chissà se Oleg Sentsov, negli ultimi quattro anni, ha capito meglio la solitudine di Lyoscha, protagonista di Gamer, presentato nel 2012 al festival Rotterdam, un film che lo stava proiettando verso una carriera di successo come regista; traiettoria spezzata da un blitz nella notte di Sebastopoli l’11 maggio 2014 quando l’FSB – i servizi russi – lo arrestarono. Sentsov, schieratosi contro la Russia e a favore dell’Ucraina durante l’invasione/annessione della Crimea, è stato condannato a venti anni di carcere per terrorismo.
Li sta scontando nella colonia penale più settentrionale di Siberia, quella di Labytnangi dove oggi il calendario segna il suo 100mo giorno di sciopero della fame. Le sue condizioni sono critiche, ha perso ormai 30 chili di peso denunciano i suoi sostenitori. Il governo russo, nei giorni scorsi, ha invece rassicurato il nostro sottosegretario agli esteri Guglielmo Picchi. il vice ministro agli Esteri Grushko ha sostenuto che il regista non è in pericolo di vita e ha accesso ad ogni cura necessaria. Purtroppo non è stato consentito l’ingresso nella colonia penale ad Amnesty International che voleva far valutare le condizioni di salute del regista, da un medico indipendente. Il caso di Oleg ha mobilitato i governi occidentali, dei giorni scorsi la richiesta di scarcerazione dell’Alto Commissariato per i diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite.
Sentsov è in sciopero della fame non per se ma per i 64 prigionieri ucraini in Russia che si considerano “politici”.
Secondo il Cremlino, Se entsov non può avere la grazia perchè non l’ha mai chiesta.

L’unica “sbavatura” di immagine dei mondiali 2018, altrimenti un successo in termini di impatto mediatico per la Russia e di sicurezza, è stata l’invasione di campo in finale di militanti vicine al gruppo pussy riot, per chiedere la liberazione dei detenuti politici.
L’impressione è che la mobilitazione dell’opinione pubblica, internazionale e non, aiuti a sbloccare casi di detenzioni legate a posizioni politiche, come accaduto nei giorni scorsi con il trasferimento agli arresti domiciliari di Anna e Maria, adolescenti accusate di estremismo per via di una chat anti-Putin in cui si è infiltrato un agente dell’FSB prima dei mondiali.
Certo a complicare il caso di Sentsov è il suo contesto: il conflitto in Ucraina dell’Est che resta aperto come un nervo scoperto, toccando il quale si riceve una scossa che impedisce di leggere le differenze tra libertà d’opinione, sicurezza, patriottismo, rivendicazioni territoriali, riconquista della grandeur russa di un tempo.

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