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Tolleranza Zero dell’amministrazione Trump. Intervista a Padre Flor Maria Rigoni

 

Per capire cosa stia succedendo al confine tra Messico e Stati Uniti e gli impatti della strategia Toleranza Zero del presidente americano Donal Trump abbiamo intervistato Padre Flor Maria Rigoni, direttore della Casa del Migrante a Tapachula, in Chiapas. Padre Flor ha 73 anni ed é un missionario scalabriniano da più di 45 anni impegnato in prima linea nel campo dei movimenti umani, da oltre 25 lungo il confine messicano.

Padre Flor come interpreti la scelta dell’amministrazione americana di separare i bambini dai loro familiari?
Diciamo che la tolleranza zero ormai sta diventando un’espressione quasi magica. Appartiene secondo me al linguaggio di una società che ha perso la via del dialogo, che ritorna alla legge come alla ghigliottina della rivoluzione francese, pensando di cambiare la società, mentre in questo modo la materializza e la uccide, facendoci dei robot che si bloccano davanti ad un bottone. Non dimentichiamo che la stessa roccia presenta sempre delle fessure dove l’acqua e la luce si filtrano. E’ per Trump, come per Salvini and company, la consapevolezza di aver perso la guerra in partenza.

Tu sei a contatto con tante persone che migrano, puoi sinteticamente raccontarci da cosa fuggono e qual è la motivazione principale che li porta a lasciare tutto e partire?
E’ l’aspetto che per noi che siamo sul fronte più ci ferisce, ascoltando accuse quali “sono dei fannulloni, terroristi, banditi”. Oggi si fugge per la propria sopravvivenza e spero davvero che l’Europa e gli Sati Uniti non debbano un giorno affrontare una guerra civile o la invasione di forze straniere. Gli Stati Uniti hanno dimenticato che tutta la migrazione centro americana e in gran parte la sudamericana è la semplice conclusione di una serie di interventi americani nelle politiche di quei paesi, partendo dal Cile, al Brasile alle dittature dell’Argentina o della Bolivia prima. Hanno lasciato ferite aperte che non hanno sanato e non sono ancora le cicatrici degli popoli degli Apaches Broncos e Mescaleros che mi dicevano: i nostri padri ci hanno tramandato che ogni cicatrice che posso mostrati è il ricordo di una battaglia vinta. Qui ci sono ancora solo ferite.

Cosa sfugge all’Europa e gli Stati Uniti?
Per capirlo meglio, posso riassumere questo concetto con la testimonianza di una donna del Salvador, che davanti alle mie osservazioni per entrare in Messico con 5 figli, il più grande di 7 anni, mi rispose “Non dimenticare, padrecito, che là dove vivo io, ognuna di noi mamme porta sulla sua spalla la propria bara, perché ogni momento ed ogni luogo può essere il nostro cimitero.” Siamo davanti a una guerra senza fronti, invisibile, senza motivi, in un campo minato di cui non hai nessun tipo di mappa per orientarti. Lo stesso dicasi del Medio Oriente e dell’Africa: Inghilterra e Francia, con il Signor Macron in testa, dimenticano la devastazione che hanno fatto in Medio Oriente dopo la prima guerra mondiale e in Africa per quasi un secolo. E’ sempre una tragedia umana cancellare la memoria storica.

Alcuni affermano che questa decisione di separare le famiglie sia una strategia per bloccare l’”uso dei minori” alle frontiere da parte dei migranti. E’ vero?
Non sono d’accordo con questa teoria. In parte è vero, perché è un deterrente molto forte per i genitori mettere a rischio i propri figli, anche se non per tutti. Devo essere sincero e se è vero che mi batto per i migranti, per alcuni genitori i figli sono mercanzia di baratto. Ma dobbiamo considerare anche l’altro aspetto politico e sociale. Non dimentichiamo che che lo zoccolo duro degli elettori di Trump sono quelli della Bible belt, dove gli WASP (cioè white anglo saxon protestant) coniugano religione e razza. Purtroppo torniamo alle misure estreme che ricordano il nazismo e la furia del popolo bue. Però in America c’è una democrazia che non si vende e le manifestazioni di piazza e a livello nazionale e giornalistico mantengono vivo uno stoppino appena tremolante eppure vivo.

 Cosa state facendo come Scalabriniani in questo difficile contesto?
Oltre al lavoro nelle nostre case del migrante che non si è mai fermato, il SIMN (Scalabrini International Migration Network) e il CMS (Center Study Migration Scalabrini) sono attivissimi presso le Nazioni Unite con pubblicazioni, conferenze, incontri. Non dimentichiamo che è a livello politico che puoi risolvere i problemi che ci sovrastano e sorpassano.

Già un anno fa analizzando la situazione prevedevi che con Trump si sarebbe solo proseguita una politica avviata nelle amministrazioni precedenti. Il muro era stato innalzato con Clinton, proseguito anche con Obama, ma con Trump cosa è cambiato? Dove sta la differenza, se c’è? E cosa ti aspetti che accada?
C’è una differenza fondamentale: oggi è l’arroganza sfacciata che si impone, è il ritorno di quanto scrivevano i saggi prima dell’elezione di George Bush: dire all’America latina – e oggi al mondo- che il vicino potente è tornato per rimanervi o la risposta di Henry Kissinger a un presidente dell’America latina che gli ricordava come il suo paese fosse sempre stato amico degli Sati Uniti e la risposta fu questa: “Signor presidente, ricordi che gli Stati Uniti non hanno amici, ma solo interessi.” Ma in fondo, l’ipocrisia prima di Clinton e poi più subdola di Obama, che è il presidente che ha deportato più latinos nella storia della migrazione, non è molto diversa da quella di Trump.

Secondo te quale potrebbe essere una possibile soluzione alla complessa situazione politica al confine USA/Messico in tema di migrazione?
Per gli stati Uniti e per l’Europa è un cambio di governance, che sarà il tema di una conferenza che si terrà a Buffalo in settembre: cambiare completamente atteggiamento e vedere nello straniero un appuntamento storico, un incontro di culture, un rinnovamento delle nostre società sfinite, nauseate e annoiate come le definivano già Jean Paul Sarte e Moravia.

Quale potrebbe essere il ruolo della società civile in questo contesto. Leggiamo di manifestazioni di fronte al congresso americano, arresti anche di artisti famose come Susan Sarandon. Secondo te cosa dovrebbe succedere per effettivamente incidere sulle politiche americane? Ed europee?
Salvini e Trump sono semplicemente la bandiera di molti anonimi, che convivono gomito a gomito con te, con me con la chiesa, etc. E’ tutta una mentalità che deve cambiare, dai terroni ai polentoni, dalla vecchietta al giovane. In Europa sembra di essere tornati ai tempi di mamma li turchi. É necessario un cambio di mentalitá: accettare che lo straniero, il diverso, l’altro in generale é una opportunità, una porta aperta di culture, tradizioni, visioni distinte del mondo, aspetti nuovi di essere società e finalmente una forza umana e forza lavoro che può rinnovare il logorio delle nostre società tecnologiche. Non dimentichiamo che il migrante misura e pianifica la sua vita dal futuro, da un orizzonte nuovo. Credo che noi occidentali, e mi ci metto anch’io, abbiamo da tempo scordato l’invito del tempo d’Avvento: alzate la testa, voi che siete smarriti, rafforzate le ginocchia vacillanti.  Sta per giungere un esercito di rinforzo e le nuvole dell’orizzonte non sono di guerra, ma di festa.

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