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Teatro Manzoni. “Tutte a casa”, l’emancipazione femminile in uno squarcio di storia

 

“Tutte a casa” è ambientato durante la Grande Guerra, con l’Italia impegnata in un doloroso conflitto. Gli uomini sono al fronte e le donne per sfamare la famiglia accettano le offerte di lavoro delle imprese rimaste senza uomini, facendo persino le operaie metal meccaniche.  Una ricca signora dell’alta borghesia milanese, moglie di un imprenditore prigioniero degli austriaci, decide di tenere in piedi l’azienda produttrice di autocarri. Compito nel quale si ritrova a sfidare l’ostilità di una società fondata su potere e cultura maschili: le sono contro i colleghi, i politici, la stampa e persino i sindacati. La sua iniziativa è un autentico sovvertimento “dell’ordine naturale delle cose”. L’imprenditrice è però supportata da quattro dipendenti, diverse da lei e anche tra loro. In un crescendo di ostacoli, anche dopo una serrata lotta sindacale con la proprietaria, per salvare l’azienda le protagoniste si confrontano fra loro e creano un diverso modo di rapportarsi, al femminile, ispirato ai valori della solidarietà umana, scoprendo di essere capaci di ciò che mai avrebbero creduto. Ma un giorno la guerra finisce e gli uomini tornano a casa. Come sarà il ritorno a una “normalità” ormai superata?

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