Sei qui:  / Articoli / Culture / Il Pirata di Bellini ritorna alla Scala dopo 60 anni

Il Pirata di Bellini ritorna alla Scala dopo 60 anni

 

Venerdì 29 giugno andrà in scena al Teatro alla Scala un nuovo allestimento in coproduzione con i Teatri di Madrid e San Francisco di Il Pirata di Vincenzo Bellini, per la regia di Emilio Sagi, le scene di Daniel Bianco e la direzione di Riccardo Frizza. Si tratta della terza opera dell’allora 25enne Bellini e della prima presentata alla Scala dopo il suo trasferimento del 12 aprile del medesimo anno da Napoli, dove al locale conservatorio aveva presentato nel 1825 Adelson e Salvini e l’anno dopo al Teatro San Carlo Bianca e Fernando.

Composta su libretto di Felice Romani, tratto da Bertram ou le Pirate del francese Isidore, la prima scaligera de Il Pirata si tenne il 27 ottobre del 1827 con un cast ragguardevole formato dal grande tenore Giovanni Battista Rubini, il baritono Antonio Tamburini e il soprano francese Henriette Méric-Lalande, che tre anni prima aveva trionfato alla Fenice di Venezia nei virtuosismi di Palmide nel Crociato in Egitto di Meyerbeer.

Opera, come lascerebbe intendere il titolo, per tenore, ma che deve in realtà la sua moderna fortuna a due fra i più famosi soprani del dopoguerra che seppero valorizzare ai massimi livelli la parte di Imogene, la quale, costretta in sposa al perfido Ernesto, impazzisce alla notizia della morte dell’amato Gualtiero.

Tanto per cambiare fu Maria Callas, da sempre innamorata della musica di Bellini, a riesumare l’opera dall’oblio in cui era caduta, e questo accadde esattamente 60 anni fa nella celebre edizione scaligera del 19 maggio del 1958 sotto la direzione di Antonino Votto e con due calibri maschili come Franco Corelli e Ettore Bastianini.

Quell’edizione de Il Pirata passò alla storia anche perché fu il turbolento addio della divina al teatro che più di tutti ne aveva consacrato la leggenda, a causa di un aspro dissidio con l’allora sovrintendente Ghiringhelli che l’anno prima non le aveva perdonato il forfait all’ultima recita di Sonnambula ad Edimburgo. Poi arriveranno Onassis e molte altre cose e Maria Callas tre anni dopo ritornerà trionfalmente in Scala con il Poliuto di Donizetti, ma chi era presente quella sera dell’ultima rappresentazione del 31 maggio non dimenticherà mai quell’Imogene furiosa che nella finale scena della pazzia indicava con un gesto di sfida il palco vuoto della sovrintendenza pronunciando il recitativo “là, vedete, il palco funesto”.

Nove anni dopo quell’indimenticabile Imogene, il Teatro Comunale di Firenze decise di allestire una nuova edizione de il Pirata per il debutto italiano del soprano catalano Montserrat Caballé che l’anno prima aveva magistralmente eseguito quell’opera in forma di concerto alla prestigiosa Carnegie Hall di New York.

Quella sera del 15 giugno 1967 Montserrat Caballé riportò, al termine dell’esecuzione della grande scena della pazzia, un trionfo personale tale da zittire tutti quelli che si erano recati compatti al Comunale in preda alla diffidenza più prevenuta contro chi osava riprendere un’opera che avrebbe dovuto rimanere per sempre e solo “quella della Maria”, evento che si ripeterà 5 anni dopo alla Scala con la mitica prima della Norma del 22 dicembre 1972 diretta da Gianandrea Gavazzeni, ma questa è un’altra storia.

Forti dell’incredibile successo ottenuto in scena, e della colpevole assenza fino a quel momento di una registrazione in disco de Il Pirata, sia Maria Callas prima che Monterrat Caballé dopo, incideranno per la stessa casa discografica, la EMI, la terza opera di Bellini, lasciandoci così imperitura prova della bellezza di questo reietto titolo del catanese.

Di fronte a due prestazioni sopranili di tale levatura storica è ovvio che tutto quello che avverrà dopo finirà con il rivelarsi meno rilevante per quanto attiene al ruolo di Imogene, e sarà quindi la successiva fioritura di voci maschili adeguate ai dettami del cosiddetto belcanto a catturare l’interesse degli appassionati.

Il ruolo protagonista di Gualtiero troverà così, nel recuperato stile vocale tenorile dei più recenti Giuseppe Morino, Rockwell Blake, Stuart Neill e Josè Bros, per citarne alcuni, adeguata, chi più chi meno, risposta alle attese, mentre la pazzia di Imogene diventerà il terreno di elezione per l’esibizione virtuosa delle più celebrate belcantiste.

Per la nuova edizione scaligera sono stati ingaggiati il tenore sardo Piero Pretti, che ha cantato il ruolo acuto di Percy in Anna Bolena di Donizetti, il collaudato baritono Nicola Alaimo e il 37enne soprano bulgaro Sonya Yocheva che non ho mai sentito e che si legge che debutti nel ruolo. Si legge altresì che la predetta avrebbe ottenuto notevoli successi al Metropolitan di New York in Traviata, Otello e Luisa Miller di Verdi, il che, con Bellini, vuol dire tutto e non vuol dire nulla.

Staremo a vedere e soprattutto a sentire cosa succederà, fermo restando che come tutti sanno, l’esito di un’esecuzione di un’opera di belcanto, e tanto più in un caso come quello de Il Pirata che ancora non assurge al livello musicale di Norma o Sonnambula, dipende in larga parte dalla prestazione vocale degli interpreti.

 

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE