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Ogni luogo è Taksim, presentato in Fnsi il libro di Deniz Yucel. Giulietti: non lasciare soli i colleghi turchi

 

“I giornalisti incarcerati in Turchia non sono soli. Continueremo a ribadire con forza #nobavaglioturco, divenuto lo slogan della nostra battaglia per la libertà di stampa negata dal regime di Erdogan nel Paese”.

Con il saluto introduttivo del presidente della Federazione nazionale della stanpa italiana Beppe Giulietti ha preso il via l’incontro dal titolo “Turchia: la grande prigione dei giornalisti” durante il quale è stato presentato il libro “Ogni luogo è Taksim” di Deniz Yücel (Rosenberg & Sellier, 2018), organizzato dalla casa editrice in collaborazione con Fnsi, Articolo 21 e Amnesty International. Giulietti ha poi sottolineato come laTurchia non sia soltanto la grande prigione dei giornalisti, ma anche la prigione degli oppositori “Per questo è importante difendere la libertà in quanto tale” ha insistito il presidente della Fnsi affermando che “i colleghi turchi non possono essere dimenticati e il nostro dovere è quello di non lasciarli soli e di essere la loro voce”.

Il prossimo 2 maggio, ha infine annunciato Giulietti, “in occasione della giornata dedicata alla libertà di informazione (che si celebra il 3 maggio), insieme ad Amnesty International, ricorderemo tutti i colleghi turchi in carcere”. Difendere chi lotta per la libertà, ha esortato, ”è nostro compito, anche rafforzando la nostra presenza come Fnsi, chiedendo anche di prendere parte ai processi dei colleghi turchi”. Esemplare nella dura repressione delle autorità turche è il caso dello storico quotidiano di opposizione Cumhuriyet: 19 gli imputati nel processo in corso a Istanbul, per 13 dei quali è stata chiesta la condanna a 15 anni.

“Ad essere sotto attacco non è un singolo giornalista, ha detto Antonella Napoli, di Articolo 21 – ma ”tutto un giornale e la sua linea editoriale, nel tentativo di cancellare totalmente il quotidiano”.

Anna Del Freo, che rappresenta la Fnsi nell’esecutivo europeo delle feeerazioni della stampa ha sottolineato come si debba “fare in modo che non cada il silenzio sulla situazione dei nostri colleghi Turchi, attraverso iniziative e soprattutto monitorando la situazione.

Per il giornalista ed esperto di Turchia Alberto Negri “Ogni luogo è Taksim” di Deniz Yücel (Rosenberg & Sellier, 2018) è un libro utile per capire la Turchia degli ultimi 40 anni. La storia ci insegna che i giornalisti turchi sanno bene come si fa l’informazione, per questo hanno visto molti morti. Molto di loro sono stati costretti ad andarsene, causando un impoverimento intellettuale della Turchia. Oggi, proprio a causa di questo impoverimento, risulta difficile costruire una democrazia.

Infine Murat Cinar, collega turco autore della prefazione del libro, partendo dalla vicenda riguardante l’arresto e la recente scarcerazione di Deniz Yücel, ha spiegato che il libro racconta la rivolta popolare più grande della storia, il movimento di Gezi Park. La protesta ha coinvolto 3 milioni di persone, contrastate in ogni modo. Ci sono stati morti, feriti e alcune di loro sono rimaste invalide. Se la libertà di stampa in Turchia è limitata, è nostro dovere -di giornalisti – capire perché e come si è arrivati a questo punto”.

Ad essere colpiti nella Turchia al tempo di Erdogan non ci sono soltanto esponenti del mondo dell’informazione, ma anche ”500 avvocati incarcerati e 8 mila giudici, sui 22 mila magistrati turchi, 43 sindaci, 11 parlamentari, sono stati incarcerati” ha poi ricordato Cinar ribadendo che è molto difficile raccontare la Turchua di oggi.

”La libertà di stampa e di opinione sono praticamente inesistenti, ma la motivazione è molto più complessa di quanto troppo spesso viene raccontato dai media”, ha rimarcato Cinar. ”Siamo davanti a un disegno politico e economico preciso, con un sistema di potere molto forte” che controlla la magistratura, l’informazione, il tessuto economico, e che ha collegamenti con il sistema finanziario internazionale” ha concluso il giornalista turco.

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