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La video-inchiesta che ha portato allo scioglimento per mafia di Brescello

 

Negli scorsi giorni è stata emessa la sentenza definitiva sullo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Brescello. Il verdetto dei giudici del Consiglio di Stato chiude la vicenda sul primo Comune sciolto in Emilia-Romagna per ingerenze della criminalità mafiosa.

Nelle motivazioni della sentenza, appena pubblicata, i giudici danno grande rilievo alla video-inchiesta dell’associazione antimafia “Cortocircuito”, nata nel 2009 come giornalino studentesco dei licei di Reggio Emilia. L’inchiesta è citata persino nel primo punto della sentenza, infatti è da quel video caricato su YouTube che sono partite le indagini dei Carabinieri.

Nella sentenza viene approfondito un episodio particolarmente inquietante: alcuni giorni dopo che i ragazzi di Cortocircuito pubblicarono la loro video-inchiesta online, nel settembre 2014, a Brescello ci fu una manifestazione in piazza per contestare quel video che faceva luce sul radicamento della ‘ndrangheta nel comune. Alla manifestazione in piazza – durante la quale furono rivolti insulti nei confronti dei giovani autori dell’inchiesta – erano presenti almeno cinquanta persone vicine al clan mafioso nonché imprenditori colpiti da interdittive antimafia e familiari del boss Francesco Grande Aracri. È scritto nella sentenza definitiva.

Un fatto sorprendente che denota la forza e la spavalderia degli uomini vicini alla ‘ndrangheta nella Pianura Padana: non hanno remore e si mostrano addirittura a una manifestazione in piazza, con lo scopo di intimidire chi denuncia la pervasività mafiosa nel territorio. I retroscena sul caso di Brescello, così come altre inchieste realizzate da Elia Minari (studente di Giurisprudenza all’Università di Bologna) insieme all’associazione Cortocircuito da lui coordinata, sono contenuti nel libro-inchiesta “Guardare la mafia negli occhi” (editore Rizzoli).

Di seguito pubblichiamo l’incipit del capitolo sul caso di Brescello contenuto nel libro:

Camminavo verso l’università per assistere alle lezioni del mattino. Era una fresca giornata di fine settembre. Passando a piedi vicino a un’edicola, come mi capita spesso, diedi un’occhiata veloce alle prime pagine dei quotidiani. Il mio sguardo cadde anche sul quotidiano “il Resto del Carlino”. Sobbalzai. In prima pagina campeggiava un titolo in grassetto: «Cortocircuito ha fatto danni al turismo». Non capivo. Rilessi il titolo.

Con il cuore in gola acquistai una copia del giornale. Lo sfogliai velocemente. Avevo letto bene. Qualcuno, dalle colonne dell’autorevole quotidiano, puntava il dito contro il giornalino studentesco “Cortocircuito” e l’omonima associazione che coordino. L’accusa era di avere provocato danni al turismo, a causa di un video-documentario sulle mafie che avevamo realizzato. A dire queste parole non era un cittadino qualunque, ma il parroco del paese di Brescello. La frase venne pronunciata il 28 settembre 2014 dal sacerdote di una cittadina collocata sulla riva inferiore del fiume Po, al confine tra Emilia-Romagna e Lombardia. Tra le province di Parma e Mantova. Un’area ricca di aziende fiorenti e imprenditori di successo. 

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