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Max Pezzali e la giovinezza che se ne va

 

Cinquant’anni di vita, venticinque di carriera, successi a non finire, dapprima con gli 883 e poi come solista, e soprattutto la capacità di adattarsi allo scorrere del tempo senza mai smettere di essere se stesso: Max Pezzali è questo e molto altro ancora. Nativo di Pavia, classe 1967, eglj festeggia mezzo secolo e può esibire una serenità, una gioia di vivere e una convinzione delle proprie qualità di cui pochi artisti godono, al punto che in quel mondo non sono rari i casi di depressione, di blocco o addirittura conseguenze ancora più gravi.

Pezzali no, in quanto evidentemente è contento della sua avventura, delle sue canzoni, del suo pubblico, di questo suo costante scavare nella memoria che ci ha ha accompagnato per un quarto di secolo e che non solo non ci ha stancato ma di cui, anzi, avvertiamo ogni giorno di più il bisogno, essendo al cospetto di una persona vera, di un cantante autentico, di uno che si capisce al primo ascolto che non mente e non scrive giusto per farsi pubblicità.

Non è uno che specula sui sentimenti, insomma, non è uno che lucra sul dolore della gente, non è divenuto convenzionale e commerciale né un perfetto artista da supermercato o da convention perbenista e colma di ipocrisia: l’amara sorte toccata ad altri suoi colleghi, a cominciare da molti protagonisti dei ruggenti anni Novanta, nati incendiari e oggi pronti a correre in soccorso di qualunque potere e di qualunque causa possa incrementare il loro conto in banca, anche se disdicevole.

Pezzali, ripetiamo, ha compiuto un altro itinerario, è rimasto se stesso e ha vinto la sfida più importante: quella di mantenere intatta la propria dignità.

Per questo saremo ben lieti di continuare ad accompagnarlo in questo suo viaggio, in questa sua ricerca interiore, in questa sua costante e fantastica scoperta, in questo suo scrutare nell’animo umano e in questo suo ammettere, umilmente, i propri limiti, senza pretendere di essere né un guru né il profeta di alcunché.

Un uomo semplice senza essere semplicistico, perbene senza essere perbenista, garbato e cordiale senza risultare affettato o, peggio ancora, venduto. Una persona buona, il che, in questa stagione caratterizzata dalla violenza e dall’odio, lo rende quasi un rivoluzionario.

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