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“La donna di Porto Pim”: Herlitzka legge Tabucchi

 

Dopo l’apertura al Piccolo Eliseo con Massimo Popolizio, il festival “Flautissimo” – iniziativa promossa dall’Accademia italiana del Flauto che prevede, per questa 19esima edizione, una serie di iniziative in teatri e spazi della Capitale tra il 30 ottobre e il 12 dicembre – ha proseguito al Teatro Vascello di Roma il 6 novembre con il concerto della Banda Ikona e l’8 novembre con il reading di Roberto Herlitzka “La donna di Porto Pim” di Antonio Tabucchi, che ha portato in scena una prima nazionale, accompagnato dalla chitarra di Felice Zaccheo e dalla voce struggente di Isabella Mangani.

Una serata reading omaggio ad un grande scrittore del nostro tempo, scomparso nel 2012. Per la regia di Teresa Pedroni, Roberto Herlitzka, un indiscusso gigante da palcoscenico, ha fatto rivivere “La donna di Porto Pim”, un piccolo libretto di Tabucchi, autore noto soprattutto per “Sostiene Pereira”, romanzo che gli valse il Campiello. “La donna di Porto Pim” compone una geografia di frammenti immaginari e insieme biografici “nati – come sostenne lo stesso autore – oltre che dalla sua disponibilità alla menzogna, da un periodo di tempo passato nelle isole Azzorre”.

Il libro si compone appunto di frammenti, per lo più di storie e vite “intercettate” per caso, racconti di racconti, con un’attenzione estrema per i particolari. Racconti che risentono di quella melodia lenta e struggente che canta il personaggio e che la voce di Isabella Mangani ha reso così calda e intensa, sulle note della chitarra di Felice Zaccheo. La storia è infatti il frutto delle confidenze di un uomo incontrato dall’autore in una taverna. Ma l’autore, giustamente avverte il lettore: “Non escludo di averla modificata con le aggiunte e le ragioni proprie della presunzione di chi crede di trarre dalla storia di una vita il senso di una vita. Forse costituirà un’attenuante confessare che in quel locale si consumavano bevande alcoliche in abbondanza e che mi parve indelicato sottrarmi alla consuetudine vigente”.

Intenso, struggente, reso ancor più reale dalla voce di Herlitzka che ci accompagna in un viaggio, in un racconto senza tempo, a tratti fantastico a tratti metafisico. La presenza delle balene è costante, ma i grandi cetacei non sono soltanto animali tipici di quelle isole, ma si configurano anche come metafore, in una narrazione al contempo forte e poetica. Ci sono momenti in cui il “duo” Tabucchi-Herlitzka è in grado di “toccare l’infinito”. All’iniziale caccia alla balena, al suo inseguimento, alla sua cattura a bordo di una lancia – grande momento evocativo, che riporta alla mente “Il vecchio e il mare” di Hemingway – si accompagna il ricordo di una storia d’amore divenuta triangolazione e conclusasi  drammaticamente.

Un “ensemble”, se così lo si può definire, quello di Herlitzka, Zaccheo e Mangani che ci si augura di rivedere presto in scena, e per molte e molte repliche.

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