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Turchia, processo per presidente Amnesty. Scarcerati gli altri attivisti turchi. Per tutti resta accusa legami con rete golpista

 

Dopo oltre quattro mesi di carcere il presidente di Amnesty Turchia Taner Kilic compare oggi per la prima volta davanti a un giudice. Se per lui inizia il processo al tribunale di Smirne, a Istanbul per la direttrice e altri sette attivisti della più importante organizzazione internazionale per i diritti umani si sono aperte le porte – di uscita – della prigione. Altri due imputati erano già in libertà vigilata.
L’accusa per tutti è di terrorismo e di legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen.
Il finale a sorpresa dell’udienza di ieri con la liberazione chiesta dallo stesso procuratore che ne aveva ordinato l’arresto aveva fatto sperare in un possibile esito positivo anche per il numero uno di Amnesty in Turchia.
Ma così non è stato, l’imputato sarà costretto ad attendere lo svolgimento e la fine del processo in carcere, come è avvenuto per Veli Acun per il quale prosegue la detenzione.
Liberi dopo 115 giorni gli altri, la direttrice Idil Eser, Peter Steudtner, cittadino tedesco, lo svedese Ali Gharawi. Scarcerato anche l’avvocato Taner Kilic.
Il procedimento a carico di quest’ultimo, arrestato lo scorso giugno, è stato accorpato a quello degli attivisti finiti in manette a inizio luglio, durante un seminario sull’isola di Buyukada.
Nonostante il giudice non abbia riscontrato gli estremi per l’esigenza cautelare, ha confermato per tutti l’accusa di essere fiancheggiatori di Gulen, ritenuto la mente del fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016.
Proprio con l’accusa di far parte della rete gulenista sono stati arrestati oggi 121 funzionari del ministero degli Esteri, già precedentemente sospesi dal proprio posto di lavoro con decreti emessi nell’ambito della procedura dello stato di emergenza.
La vasta operazione della polizia ha riguardato 30 diverse province del Paese.
Dal tentativo di golpe ad oggi, in base a quanto reso noto recentemente dal Ministero della Giustizia, sono oltre 50 mila gli arresti eseguiti, circa 160 mila persone sono state licenziate e centinaia tra mezzi di informazione, istituti di istruzione e centri culturali sono stati chiusi.
Molti i giornalisti in carcere, almeno 170. Tra questi Ahmet Sik, da 300 giorni in prigione e in attesa del processo di cui è imputato con altri 17 tra redattori, vertici editoriali e collaboratoti di Cumhuriyet, storico quotidiano turco di opposizione.
La prossima udienza è fissata per il 31 ottobre.
Articolo 21, come ha fatto dal primo momento, continuerà a seguire il dibattito e porterà avanti la campagna per denunciare e contrastare il bavaglio turco.

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