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La dignità e la forza di Paola e Claudio Regeni sono il carburante della campagna di verità per Giulio

 

Nulla più della dignità e della forza di Paola Deffendi e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, rappresentano il carburante che alimenta la straordinaria campagna #veritapergiulioregeni.
Un’azione intensa, inarrestabile, che non si esaurirà fino a quando non sarà garantita piena giustizia per il suo atroce assassinio in Egitto che ha portato via uno straordinario figlio a un padre e a una madre che lo avevano lasciato andare con coraggio per la sua strada e, a tutti noi che non l’abbiamo conosciuto, un esempio dell’Italia migliore, un ragazzo che voleva solo costruirsi il proprio futuro con le sue forze.
“Ciao, se vedemo… queste le parole con cui si è chiusa la nostra ultima telefonata” ha raccontato a Fabio Fazio nel corso dell’intervista su Rai Uno nella trasmissione “Che tempo che fa’” mamma Paola, avvolta nella solita sciarpa gialla, sempre lì con lei, a proteggerla dai brividi che ogni volta le percorrono la schiena nel ricordare il suo Giulio
“Quando abbiamo visto il corpo di nostro figlio sul lettino dell’obitorio è stato difficile, ci ha subito dato il senso che non fosse stato rispettato. Ho immaginato un Giulio che soffriva ma pensava di uscire da quella situazione. Quello che hanno fatto a lui rappresenta uno sputo per la nostra civiltà, un segno di disprezzo totale”.
“Giulio era una persona, se parliamo di un caso sembra che non sia mai esistito. Come genitori non possiamo sentirci dire da media e politica che è un caso” ha poi aggiunto con fermezza. Durante la trasmissione, i genitori di Giulio hanno voluto parlare anche dei pregiudizi sulla sua ricerca.
“La sua era un’indagine economica – hanno spiegato – Frequentava un corso di studi sullo sviluppo economico e sociale dei Paesi in via di sviluppo con affondi storici. Per questo motivi era stata programmata un’analisi sui sindacati, ma lui non studiava solo quegli aspetti. Tutto si è focalizzato sugli ambulanti perché è stata l’ultima cosa che ha potuto studiare”.
“Era un giovane uomo molto avanti su certe cose, trovare la verità per lui è importante perché i giovani cittadini europei si sentano sicuri. Non deve aleggiare il fantasma di Giulio. Noi siamo quello che Giulio ha espresso, i suoi valori sono i nostri valori” ha detto il padre Claudio che non ha esitato a evidenziare che “il modo con cui ci è stata comunicata la decisione di far tornare l’ambasciatore italiano in Egitto ci ha colpito, ci ha ferito. Si poteva parlarne insieme, se non altro per trovare delle vie”.
“Per come ragionano nel Mediterraneo era una resa” ha concluso mamma Paola.
Al termine dell’intervista non c’era persona tra il pubblico o telespettatore a casa che non fosse ammutolito dall’emozione, quell’emozione che ogni volta Paola e Claudio rinnovano con le loro parole e la loro immensa dignità.
Non c’è stato giorno, da quella conferenza – denuncia del 29 marzo del 2016, nella sala stampa del Senato gremita all’inverosimile come mai era avvenuto prima, in cui la dirompente forza di volontà di questi genitori si sia affievolita. Neanche quando hanno saputo del rientro al Cairo dell’ambasciatore Cantini.
Ogni volta che parlano di ciò che è accaduto al loro ragazzo il messaggio è lo stesso, forte e chiaro: la morte di Giulio è stato un omicidio di Stato.
Dal primo istante che Paola e Claudio hanno pronunciato il loro atto d’accusa nei confronti di coloro che avevano riversato su loro figlio “tutto il male del mondo”, la consapevolezza che dietro la fine del 28enne di Fiumicello ci fossero i servizi segreti egiziani non è mai stata scalfita.
E tutti noi di Articolo 21, insieme al presidente della Federazione della stampa italiana Beppe Giulietti, al legale di famiglia Alessandra Ballerini, ad Amnesty e al senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani, non smetteremo mai di chiedere, pretendere, la verità sulla morte di Giulio.
E con noi migliaia di italiani, a cominciare dal collettivo nato su Twitter GiulioSiamoNoi, che hanno aderito alla campagna “Verità per Giulio Regeni” che ha visto enti locali, università e altri istituti di istruzione esporre lo striscione giallo con cui viene richiamata, ogni giorno, la coscienza di chi deve garantire piena luce su quanto avvenuto a un giovane italiano che aveva la sola ‘colpa’ di voler scoprire il mondo. Verità per Giulio ma anche per tutti i Giulio d’Egitto di cui non conosceremo mai la storia e i volti.

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