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Giornalisti. Alla ricerca dell’equo compenso perduto

 

I deputati Giulio Marcon e Annalisa Pannarale (SI – SEL – Possibile) hanno presentato lunedì 18 settembre l’interrogazione 3/03238 al Presidente del Consiglio dei ministri per sapere «quali iniziative intenda assumere per garantire che la Commissione per la valutazione dell’equo compenso nel lavoro giornalistico concluda positivamente i suoi lavori in tempi rapidi e quali altre iniziative ritenga necessario promuovere per garantire che il lavoro dei giornalisti free lance sia retribuito in maniera equa e proporzionata, in attuazione dell’articolo 36 della Costituzione».

L’interrogazione ricorda come la legge 233/2012 sull’equo compenso, sebbene in vigore, è inattuata da quasi 5 anni e che le sottoretribuzioni dei giornalisti non dipendenti, che rappresentano la maggioranza della categoria, sono da allora rimaste le stesse o peggiorate.

In queste settimane in altre categorie professionali, in Parlamento e al Governo, si discute – giustamente – di riconoscere con forza di legge ad altre tipologie di lavoratori autonomi (iniziando con gli avvocati) il diritto a un equo compenso dignitoso, e sconfiggere così le corse sfrenate al ribasso delle retribuzioni del lavoro.

Sarebbe quindi a maggior ragione doveroso dare finalmente attuazione anche a una legge già in vigore dal 2012 – e finora disattesa – nata a tutela dei giornalisti non dipendenti. Ai quali andrebbero riconosciute retribuzioni in «coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria in favore dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro subordinato», come prescrive la legge 233/2012.

Un tema su cui sarebbe opportuno riflettere. E mobilitarsi.

 

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