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Torino. Niente panico, siamo astemi

 

Detto antico e saggio: “chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”. Adesso lo possiamo rivedere, attualizzare: “vietare le bevande alcooliche dopo millecinquecento feriti”. Le due cose apparentemente non c’entrano, alcool e feriti, panico da attentato e birra, ma tant’è. Quella intelligente delle due sindache five stars, quella più alta e apparentemente preparata, si è inventata questa idea per riprendersi dalla figuraccia della finale in piazza San Carlo a Torino. Eccellente per organizzazione maldestra, mancati controlli e incomprensione del momento, soprattutto delle paure collettive, quelle che stiamo vivendo in Europa.

Poteva andare peggio, ovviamente sì, qualcuno poteva lasciarci la pelle, il piccolo ferito poteva aggravarsi, eccetera. Di certo non poteva andare peggio alla città di Torino, bella, ormai da anni, dopo la ripulitura delle Olimpiadi invernali, addirittura altera e comunque a dimensione umana, in una parola efficiente. Quest’ultima caratteristica forse fin troppo frequentata, è già stato detto ma vale la pena ripetere che abbiamo – come torinese lo dico con malcelato orgoglio – fatto tutto da soli. A noi quei balenghi dell’Isis ci fanno un baffo. Per farci male, ruzzolare in 40 mila e più dentro transenne e altri ostacoli che circondano una piazza stipata, festaiola e seminata di bottiglie in vetro rotte, bastiamo e avanziamo. Vengano a imparare dalla Francia, dalla Germania, da Londra, vengano a prendere ripetizioni su come si può fare a meno dei terroristi.

Mi chiedo sono una cosa, anzi due. Perché avendo la Juventus uno stadio bellissimo e adeguatamente periferico non sia stata organizzata lì la serata Champions? E ancora: al prossimo evento sapremo dimostrare di aver capito la lezione che il prefetto Gabrielli ha provato a insegnare più volte in materia di sicurezza? Forse la prima domanda ha una risposta facile, una bella festa nel salotto della città alla società della Juventus non costava nulla, aprire le porte del suo stadio qualche migliaio di euro, quindi la logica dei conti, ben nota in casa Fiat, ha vinto su tutto. Per la seconda domanda su lezioni apprese o no, c’è solo da aspettare e sperare, sperare e aspettare. Sperare non ci siano più così tante occasioni di far festa in così tanti e aspettare la prossima festa di piazza. Non potranno più essere venduti alcolici, quindi nessuna bottiglia in vetro finirà sfranta diventando un’arma da inciampo pericolosa. Giovanissimi, o solo giovani, beoni faranno come da anni accade in Inghilterra, Scozia, Irlanda: passeranno prima dal supermercato a prendere lattine di birra a go-go (scommettiamo che gli scaffali frigoriferi per questi articoli raddoppieranno?) e poi si daranno alla movida subalpina. Saranno ugualmente brilli – se così vorranno essere – ma con sul viso la buffa espressione di chi ha rispettato le regole e brinda all’evento. Per fortuna di elezioni, con comizi e adunanze, se ne riparlerà tra quasi un anno, minuto più minuto meno. Magari per allora anche la sindaca torinese avrà raggiunto l’altezza della sua collega romana.

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