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Stefano Rodotà ha concretamente lavorato per migliorare il senso comune degli italiani

 

La scomparsa di Stefano Rodota’ ci sconvolge, tanto la sua figura è risultata determinante, essenziale per la vita democratica. Ha sempre difeso la Costituzione repubblicana, di cui è stato interprete autorevolissimo, contribuendo con argomenti decisivi alla vittoria del No nella recente scadenza referendaria. Ma Rodota’ non ha ricoperto solo il ruolo del raffinatissimo professore di diritto, considerato in Italia e in svariati paesi un caposcuola. Una mente aperta e sorretta da straordinarie basi culturali ha spaziato in numerosi territori del sapere: dal tema della laicità e dei diritti, alla tutela della privacy, alla regolamentazione di Internet. Con invidiabile freschezza e senza retorica Rodota’ ha concretamente lavorato per migliorare il senso comune degli italiani. La grande questione dei “beni comuni” forse neanche si sarebbe posta senza la sua elaborazione avanzata e creativa. Si potrebbero elencare numerosi momenti cruciali di un pensiero e di un’azione di una personalità altissima. Non solo. Oltre al lato scientifico si staglia la figura politica. Di origine radicale, portò quella lezione nell’alveo della tradizione comunista, innestandovi filoni di pensiero che l’hanno arricchita e innovata. Parlamentare e capogruppo della Sinistra indipendente, Presidente del Partito democratico di sinistra, direttore della rivista “Pace e guerra”, riferimento stabile e indiscusso di generazioni diverse, attratte da uno stile e da una disponibilità che rimpiangeremo. Infatti, la sapienza si è unita alla profonda umanità. Ci lascia un patrimonio di idee, di scritti, di testi -analogici e digitali-  che rileggeremo, con commossa nostalgia.

*pubblicato sul sito dell’Ars a firma Vincenzo Vita, Aldo Tortorella, Piero Di Siena, Alfiero Grandi

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