Sei qui:  / Articoli / Minacce e Vittime / Misteri italiani / La Rai ripropone la fiction ispirata alla storia del “sindaco-pescatore”, ma nella terra di Angelo Vassallo la legalità è morta con lui 

La Rai ripropone la fiction ispirata alla storia del “sindaco-pescatore”, ma nella terra di Angelo Vassallo la legalità è morta con lui 

 

5 settembre 2010: una data che ha segnato per sempre la comunità di Acciaroli, piccola frazione del comune di Pollica, tra le più quotate località balneari del Cilento. Diversi colpi d’arma da fuoco, quella sera, frenano bruscamente il viaggio in auto verso casa di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica da più mandati. È la prima volta che una pistola irrompe in quel contesto, dove gli abitanti del posto sono abituati a dormire con la porta di casa spalancata.

Un omicidio che ha destato tanto scalpore, ma che troppo rapidamente è scivolato nel dimenticatoio. Le indagini brancolano nel buio, tutt’oggi sono ignoti movente ed esecutore, ma il desiderio di verità e giustizia sembra una priorità rivendicata solo dalla famiglia Vassallo e da qualche giornalista.

Per un giornalista, occuparsi dell’omicidio Vassallo è sinonimo di guai. 

Lo sa bene Rosaria Federico, giornalista alla quale, lo scorso settembre, l’autorità giudiziaria sequestrò il cellulare, in seguito al rifiuto di rivelare una fonte, proprio mentre stava lavorando al caso-Vassallo. La FNSI, il SUGC e un nutrito gruppo di giornalisti parteciparono ad un sit-in davanti alla Procura di Salerno a dimostrazione della legittimità del dovere di un giornalista di ricercare la verità e di tutelare le sue fonti.

Anche io ho provato sulla mia pelle quanto è “caro da pagare” il prezzo per i giornalisti che osano smuovere le acque ad Acciaroli.

Angelo Vassallo, durante l’ultima estate della sua vita, fu impegnato in un’alacre battaglia contro gli spacciatori che misero in piedi quella che tutt’oggi è la piazza di spaccio più ambita del Cilento. In particolare, diverse liti piuttosto animate si susseguirono tra Vassallo e Bruno Humberto Damiani, detto “il brasiliano”, allo stato attuale l’unico indagato per l’omicidio di Vassallo. Seppure Damiani abbia negato di conoscere il sindaco-pescatore, a rendere più rovente quell’estate, furono proprio le sue “sfide” all’autorità del primo cittadino di Pollica: dalle scorrazzate in sella alla sua potente moto nelle aree pedonali e rigorosamente senza casco, alle minacce di morte che indirizzò proprio a Vassallo, al culmine di una delle tante liti. Il sindaco non disponeva dell’autorità per arrestare ”il brasiliano” e il pusher tornato in libertà dopo aver scontato una condanna per rapina, lo sapeva bene.

Dov’erano le forze dell’ordine?  

Questo fu il vero cruccio di Vassallo per l’intera estate. Le sue plurime richieste di invio di pattuglie aggiuntive ad Acciaroli furono ignorate dal comando di Salerno.

L’estate scorsa ho provato sulla mia pelle il senso di rabbia mista ad impotenza che Vassallo strinse tra i pugni durante la sua ultima estate.

Acciaroli è il luogo dove i mio genitori, circa 40 anni fa, sono andati in vacanza per la prima volta ed è lì che ho trascorso tutte le estati della mia vita. Ho conosciuto e vissuto Vassallo quando era un pescatore e l’ho visto diventare sindaco, ho partecipato alla grande e gioiosa festa che seguì la sua ultima riconferma a capo del comune di Pollica. La sua ultima estate la ricordo bene e posso testimoniare quanto fosse ossessiva la sua lotta contro i pusher.

Ad Acciaroli si spaccia ancora e ad Acciaroli, negli ultimi anni, le morti legate all’insorgenza di patologie tumorali sono in sensibile aumento, seppure in tutto il mondo riecheggi il mito della dieta mediterranea e dei centenari cilentani.

Da queste premesse partì la mia vacanza, nella terra di Angelo Vassallo, nell’agosto del 2016.

La mia auto scassinata due volte per un ammontare complessivo di 2000 euro di danni e una sfilza di contravvenzioni del valore complessivo di circa 500 euro per divieto di sosta in luoghi in cui non è mai stata parcheggiata; questo l’amaro epilogo della mia ultima vacanza ad Acciaroli.

Perché? Non ho seguito il consiglio che mi veniva rivolto da alcuni personaggi locali: “è meglio se qua ci vieni solo per farti i bagni”.

Di giorno me ne andavo in giro per capire come e perché si muore di tumore a 30 anni, anche nella “terra dei centenari”.

Gli acciarolesi non erano per niente collaborativi. Avevo quasi l’impressione di destreggiarmi tra i relitti di un paesino siciliano dove “non vedo, non sento, non parlo” è la regola regina del quieto vivere e forse anche il reale segreto alla base di quella celeberrima longevità, in virtù del principio secondo il quale “chi si fa i fatti suoi campa 100 anni”. Vassallo no, non voleva vivere a lungo. Voleva vivere bene, voleva che tutta la sua comunità vivesse bene.

E questo lo portò a “non farsi i fatti suoi”: “ho visto qualcosa che era meglio che non vedevo”, questa la frase che Vassallo ha ripetuto più volte ai suoi familiari durante gli ultimi giorni della sua vita e che, probabilmente, è la vera pista da percorrere per giungere alla verità sulla sua morte.

Dopo il primo agguato alla mia auto, il sindaco di Pollica e le forze dell’ordine, si fecero garanti della mia incolumità, chiedendomi esplicitamente di non rendere nota la vicenda per ragioni di ordine pubblico. Non potevano rischiare che “i miei disagi” inibissero i turisti dal recarsi in visita ad Acciaroli.

A Ferragosto, mentre ero all’esterno di un bar in compagnia dei miei amici, due coppie di fidanzati attirarono la mia attenzione: mimetizzandosi tra gli avventori, li agganciavano per vendergli la droga. Si trattava di volti a me familiari e noti: erano due coppie di Ponticelli, il mio quartiere. Una delle due donne, quando mi vide, mi rivolse una frase piuttosto esplicita: “ti manda salutando Melania… L’amica mia tiene ancora i capelli tuoi in mano”. Inequivocabile il riferimento all’aggressione che avevo subito nel novembre del 2015, da parte di Carmela Cirella, detta Melania.

Per non dare troppo nell’occhio, chiesi ai miei amici di allertare i carabinieri, i quali risposero che le pattuglie erano impegnate a Pioppi, frazione di Pollica situata in collina che annovera una manciata di abitanti, perlopiù anziani. Un copione che si è ripetuto più volte: durante le risse e quando V.M., persona affetta da problemi psichici e costantemente sottoposta a TSO, molestava sessualmente minorenni e si denudava in pubblico. Carabinieri di notte, ad Acciaroli, mai pervenuti, se non per imporre ai gestori del locali notturni di spegnere la musica.

Il 5 settembre del 2016, nel giorno del quinto anniversario della morte di Vassallo, ero ancora ad Acciaroli e ho scelto di ricordarlo pubblicando un articolo in cui raccontavo quello che avevo documentato sul campo in materia di traffico e spaccio di droga. Mentre era in corso la fiaccolata commemorativa in suo onore, la mia auto fu scassinata di nuovo.

Tre mesi dopo mi sono vista recapitare una sfilza di contravvenzioni: le vigilesse del Comune di Pollica – in passato già balzate agli onori della cronaca perché gli fu prorogato il contratto oltre la misura consentita senza tener conto della graduatoria – mi contestano una serie di parcheggi selvaggi, uno perfino in curva, sprezzanti della presenza di un antifurto satellitare montato sulla mia auto e che insindacabilmente dimostra che la mia vettura, nei giorni indicati, era “nascosta” e parcheggiata in un “rifugio di fortuna” non visibile dalla strada.

Lo scorso gennaio, quando ho raccontato per la prima volta le mie sventure in terra cilentana, Stefano Pisani, il braccio destro di Vassallo, attuale sindaco di Pollica, mi ha accusato di “terrorismo”.

Lo scorso aprile, in seguito ad uno studio effettuato dalla cooperativa Parmenide, composta da oltre 168 medici di base distribuiti da Battipaglia a Sapri, sono stati resi noti i primi dati relativi ai tassi di mortalità in Cilento: i tumori insorgono ed uccidono maggiormente lungo la costa che nelle aree metropolitane. Un’anomalia senza precedenti storici.

Cosa accadrà quest’estate?

Di certo non sarò io a raccontarlo. Ho giurato a me stessa che non farò più ritorno ad Acciaroli, almeno fino a quando non verrà resa giustizia alla morte di Vassallo. E questo mi consegna un’amara certezza: non rivedrò più quei luoghi, perché in quei, la legalità è morta insieme ad Angelo Vassallo.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE