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Marilù Mastrogiovanni ascoltata sulle mafie dei rifiuti in Commissione antimafia di Bari

 

Le denunce di Marilù Mastrogiovanni non sono rimaste senza effetto. La giornalista pugliese, che più volte è stata minacciata e querelata per le sue inchieste sul malaffare a Casarano e nel Salento, oggi è stata ascoltata dalla Commissione speciale d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata, istituita dalla Regione Puglia. Insieme a lei è stato convocato anche il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite intorno al ciclo dei rifiuti, Alessandro Bratti.

Un’ audizione non puramente formale: sul tavolo dei lavori della convocazione c’erano temi importanti, dalla redazione di un testo unico della Regione Puglia sulla legalità e l’antimafia sociale all’elaborazione di uno studio sull’impatto della criminalità, comune ed organizzata, sul territorio pugliese, con un occhio alla promozione della cultura della legalità.

Marilù non si è limitata a testimoniare quanto da anni denuncia degli interessi criminali che si muovono nella sua terra, dalla sacra corona unita allacorruzione politica e dei colletti bianchi: ha anche chiesto espressamente che si riapra il processo per l’assassinio di Giuseppe Basile e vada a revisione quello per la morte di Ettore Attanasio perché omicidi irrisolti. In comune tra i due omicidi ci sono sempre il pcb, cioè i policlorobifenili (sostanze a tossicità persistente) e, naturalmente, la mafia. Due vicende su cui Marilù Mastrogiovanni ha scritto molto, sul suo giornale, Il Tacco d’Italia e sul blog personale e che Articolo 21 ha più volte rilanciato anche per attivare quella scorta mediatica indispensabile per non lasciare soli i cronisti sotto attacco. Attacchi che hanno la forma delle querele, anche da parte del sindaco del suo paese, Casarano, ma anche di vere e proprie intimidazioni, e che hanno spinto Marilù a decidere di lasciare il suo paese, anche per proteggere la sua famiglia. Un’intenzione che ha confermato anche in audizione.

La convocazione non è rimasta senza effetto: i componenti la commissione hanno deliberato d’inviare il fascicolo alla commissione nazionale antimafia e verrà presentata una mozione in Consiglio regionale per impegnare la Giunta ad attivare nuovi sistemi di controllo sulle infiltrazioni mafiose nel ciclo dei rifiuti. Ma forse non basterà a convincere Marilù a restare nella sua terra.

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