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Azerbaigian, blogger trovato morto in cella. Dubbi sulla versione ufficiale

 

Mehmed Qalandarov era un blogger dell’Azerbaigian. Era stato arrestato il 7 febbraio dopo che aveva pubblicato sul suo profilo Facebook un post a sostegno di due attivisti condannati a 10 anni di carcere per aver scritto con lo spray su un monumento dedicato a Heydar Aliyev, defunto presidente e padre dell’attuale, Ilham Aliyev. Come in tantissimi altri casi del genere, Qalandarov era stato falsamente accusato di possesso di droga e posto in detenzione preventiva per tre mesi. Il 28 aprile è stato trovato impiccato nella sua cella, nella prigione di Kurdakhani. Secondo un comunicato ufficiale, si è impiccato con dei vestiti mentre il suo compagno di cella stava dormendo. Era mezzogiorno.

“È impossibile impiccarsi da soli in una cella del genere”, ha commentato un difensore dei diritti umani che a Kurdakhani ha trascorso un anno. Secondo altri difensori dei diritti umani, Qalandarov sarebbe stato torturato per fargli confessare il possesso di droga e il corpo sarebbe stato sepolto in tutta fretta per evitare che giornalisti e attivisti potessero vederlo.

Il 30 aprile, a seguito dell’autopsia ufficiale secondo la quale il corpo d Qalandarov non presentava ferite salvo i segni dello strangolamento, la procura generale ha aperto un’indagine contro ignoti per incitamento al suicidio.

Per coincidenza pochi giorni dopo, il 4 maggio, la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Azerbaigian per violazione del diritto alla vita di Mahir Mustafayev, un detenuto morto per le gravi ustioni riportate nell’incendio della sua cella, nel dicembre 2006. La corte non è riuscita a provare oltre ogni ragionevole dubbio che l’incendio fosse stato appiccato dal personale del carcere per occultare (definitivamente) i segni delle torture che avrebbero inflitto al detenuto. È certo che passarono otto ore tra lo scoppio dell’incendio e il ricovero in ospedale di Mustafayev: per questo motivo, la Corte ha concluso che le autorità azere non protessero la vita del detenuto.

Ora è possibile che, se la giustizia interna non indagherà a fondo sulla morte di Qalandarov, la Corte europea dovrà occuparsi anche del suo caso.

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