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Al Pan di Napoli contro le intimidazioni all’informazione

 
Un pò festa, un pò ancora protesta. In piena sintonia con le parole di Gabriele Del Grande libero, ma crucciato perchè un happy end non basta per archiviare una questione seria e molto complessa.Era nata prima che cessasse la ” violenza istituzionale” nei confronti del blogger e documentarista italiano l’idea di sindacato dei giornalisti campano, ordine regionale e di una serie di associazioni a cominciare da Articolo 21 , Libera Campania,Fondazione Polis e Fondazione Premio Napoli di riunirsi nel capoluogo partenopeo Napoli intorno alla Mehari di Giancarlo Siani, divenuta simbolo di un giornalismo libero che non si piega a minacce e soprusi,dalla violenza fisica alle querele temerarie , sporte al solo fine di intimidire.
Il dubbio sull’eventuale annullamento della manifestazione dopo la conclusione positiva del caso Del Grande nemmeno ha sfiorato gli organizzatori.In Turchia, dove molte testate sono state chiuse d’autorità  ci sono ancora 153 giornalisti detenuti,in Mauritania da 20 mesi è in carcere innocente Cristian Provvisionato,più in generale la libertà di stampa è minacciata in molte parti del mondo, anche in Italia. Così la manifestazione al Pan di Napoli è divenuta preparatrice di quella del 2 maggio a Roma in piazza Montecitorio promossa dalla Fnsi e dall’Usigrai, nonchè da Amnesty international, ancora Articolo,21, ordine dei giornalisti del Lazio e Pressing no bavaglio.
La mobilitazione dei territori è fondamentale, sono questioni che riguardano tutti i cittadini che non possono essere demandate solo al livello centrale.A Napoli si svolge anche il festival Imbavagliati, di cui era stato ospite un importante giornalista turco ora esule in Belgio, che è intervenuto al telefono durante la manifestazione , parlando in francese e con l’ausilio di una traduttrice simultanea.

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