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Turchia, Yücel resta in carcere. L’Europa si mobilita. Art.21: sit-in per Deniz anche in Italia

 

Deniz Yücel, corrispondente per il quotidiano tedesco Die Welt a Istanbul fermato lo scorso 14 febbraio, resta in prigione e la Germania e l’Europa si mobilitano.
Il giudice ha confermato per lui e altri 5 indagati la custodia cautelare in carcere con l’accusa di “propaganda al terrorismo”.
Deniz è solo l’ultimo di un lungo elenco di giornalisti, blogger e operatori dell’informazione arrestati in Turchia. Almeno 155. Numeri da brividi confermati dalla piattaforma P24 che monitora lo stato di salute della stampa nel mondo.
Quarantatrenne di origini turche ma con cittadinanza tedesca rischia 10 anni di reclusione. Uno schiaffo per il governo della Merkel “che non può restare senza conseguenze”, come ha scritto sul suo profilo Twitter Can Dündar, ex direttore del quotidiano di sinistra Cumhuriyet, rifugiato da mesi in Germania dopo avere scontato quasi un anno di prigione.
“La morsa sulla stampa ora è anche una questione dei tedeschi”, insiste Dündar.
E deve pensarla allo stesso modo Angela Merkel che ha definito “amara e deludente” la decisione della Turchia di convalidare l’arresto del corrispondente di Die Welt e ha ribadito quanto affermato dal ministro degli Esteri della Germania Gabriel, ovvero che si trattava di una misura “eccessivamente dura” soprattutto a fonte del fatto che Yücel si era presentato spontaneamente alla polizia mettendosi a disposizione degli inquirenti.
La Cancelliera e il governo tedesco si auguravano che la giustizia turca nel gestire il caso Yucel “prendesse in considerazione l’importanza della libertà di informazione in una società democratica”.
Ma così non è stato. A nulla è valso che Deniz, dopo aver saputo dell’indagine nei suoi confronti per gli articoli scritti sugli attacchi informatici ai danni di Berat Albayrak, ministro dell’Energia e genero del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, si sia consegnato spontaneamente alle autorità.
A sostegno della sua liberazione si sono già mobilitati sette quotidiani europei e dopo la convalida dell’arresto di Yücel l’onda di indignazione si è levata alta in gran parte della Germania.
Dalle redazioni dei giornali alle associazioni umanitarie, dalle istituzioni alle piazze, dai politici alle celebrità, la solidarietà al reporter in carcere da oltre due settimane ma sentito da un giudice solo ieri, è stata corale.
Come avevamo anticipato attraverso la voce del caporedattore del giornale su cui scrive Deniz, Ulf Poschardt, la mobilitazione non si fermerà fino a quando il nostro collega non tornerà libero.
Sono già state organizzate manifestazioni in unidic città europee, tra cui Berlino, Amburgo, Colonia, Vienna e Zurigo. Il più partecipato un sit-in di protesta davanti all’ambasciata turca nella capitale tedesca.
La politica e l’opinione pubblica in Germania appaiono profondamente scosse dalla decisione delle autorità giudiziarie turche.
Dal candidato cancelliere della Spd, Martin Schulz, che ha chiesto l’immediato rilascio del giornalista, ai Verdi che hanno parlato “di una decisione catastrofica e di un procedimento insensatamente duro”, la voce che si leva a difesa del corrispondente tedesco è ferma e univoca. Anche perché la situazione appare molto seria. La carcerazione preventiva, da quando è stato proclamato lo Stato d’emergenza in Turchia può durare fino a cinque anni.
Articolo 21, che segue sin dall’inizio la vicenda di Yücel, continuerà con la sua azione di denuncia contro la repressione della libertà di stampa e di opinione nel Paese e chiede a tutte le organizzazioni per i diritti umani, alla Federazione della stampa e alle altre associazioni di giornalisti di animare anche in Italia una grande iniziativa di protesta per chiedere la liberazione di Deniz e ribadire #nobavaglioturco.

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