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Nuova ondata di repressione in Sudan, raffica di arresti e sequestro copie di quotidiani

 

Una nuova ondata di repressione si è abbattuta sui media sudanesi.
Arresti, sequestro di copie, chiusura di testate sono all’ordine del giorno.
L’ultimo fermo pochi giorni fa, una troupe che stava realizzando le immagini per un servizio davanti al ministero della Salute per raccontare una manifestazione contro le nuove disposizioni in materia sanitariaq che penalizzano la popolazione più disagiata.
I giornalisti sudanesi per protestare contro le recenti restrizioni della libertà di stampa e la confisca dei giornali hanno proclamato un giorno di sciopero mercoledì 23 novembre
L’iniziativa arriva dopo l’invito alla disobbedienza civile da parte degli attivisti per i diritti umani contro le misure di austerità del Governo.
“Chiediamo a tutti i nostri colleghi ad aderire allo sciopero per esprimere il dissenso alle ripetute violazioni contro la stampa nel Paese” è stato l’appello del Sudanese Journalist Network.
All’inizio della giornata, le autorità sudanesi avevano sequestrato le edizioni di cinque quotidiani del giorno precedente.
Pochi giorni prims erano stste chiuse una stazione radiofonica e un’emittente televisiva privata.
“Crediamo che il nostro quotidiano sia stato preso di mira per aver aderito alla giornata di disobbedienza ma anche per aver raccontato il malcontento della popolazione” ha affermato Nasr Aldin Altyeb, capo redattore del giornale Alayam, uno dei pochi quotidiani indipendenti del Paese.
Domenica scorsa erano stati in tanti a raccogliere l’invito lanciato attraverso i social-media ad animare una protesta contro la recente decisione del Governo di revocare i sussidi sul carburante, elettricità e medicine.
Un folto numero di partiti di opposizione sudanese e di gruppi ribelli hanno fornito il loro supporto alla disobbedienza civile mentre i media hanno dato ampia diffusione alle manifestazioni, durate tre giorni, represse con la forza dalla polizia.
Pagandone poi le conseguenze.
Ma questa volta i giornalisti sudanesi hanno deciso di non restere in silenzio. Articolo 21 e Federazione nazionale della stampa italiana sostengono la loro azione in difesa del diritto all’informazione libera e di espressione. E non li lasceranno soli.

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