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Non c’è più religione

 

Papa Francesco non lo sa, ma dovrebbe bussare alla Siae e farsi pagare i diritti d’Autore. Debutta di fatto come ghost writer (non accreditato) di una commedia natalizia che è agli antipodi del classico cinepanettone e promuove un’idea di Presepe trasversale dichiaratamente “Bergoglio’s way”. Il film è “Non c’è più religione”, la mano è di Luca Miniero (quello di “Benvenuti al Sud”e sequel), e ha il merito, fin dal titolo, di scherzare coi santi, ma con garbo infinito. E’ così pieno di idee intelligenti che se l’avessero fatto i francesi staremmo tutti a osannarlo. Essendo roba nostrana prevedo ( ma potrei sbagliare ) che storcere il naso risulterà più chic . Siamo un Paese così.

Cos’ha di ‘bergogliano’ “Non c’è più religione”? Praticamente tutto. A cominciare dal sindaco Claudio Bisio, che per dotare di Bambinello il Presepe Vivente orgoglio e vanto dell’isolana Porto Buio, in crisi di nascite, bussa alla comunità tunisina locale. E  con l’amico-nemico d’infanzia Alessandro Gassmann, convertito all’Islam e divenuto Bilal, scoppia una Guerra Santa sui generis, quel tipo di Guerra Santa umana, arruffona e pacifica che tutti sogniamo al posto di quelle reali. Perché se non sei integralista tutto si può adattare, anche la Vergine Maria nella versione coranica, la chiesa urbanamente spartita con i fedeli musulmani, un lama al posto del bue per la mangiatoia. Perfino il Ramadan esteso a tutti, tanto “è un po’come la Quaresima”. Ma la Madonna finale, attenzione, sarà addirittura buddhista.

Buonista ? Chiamiamola piuttosto Pubblicità Progresso, del tipo però che a molti leghisti farà venire l’orticaria, anche se è fatta con umorismo. Perché il bello del film è una gentile ed equanime irriverenza verso tutte le religioni, compresa quella nostra di Stato, che qui è servita con ammirevole elasticità da suor Angela Finocchiaro. I suoi buffi dialoghi ‘coniugali’ con Dio in un passato non lontanissimo sarebbero suonati blasfemi. In una irresistibile sequenza il Vescovo Roberto Herlitzka, in visita per verificare se il presepe è”a norma”, snocciola desolato le ‘nuove regole’ imposte alle gerarchie ecclesiastiche. Addio bacio dell’anello, adesso deve lavare i piedi a tutti, è la sua bestia nera.

A casa mia, come a casa Cupiello, il Presepe si fa tutti gli anni. Questa Natività fuori serie e fuori programma del film, con un San Giuseppe maghrebino e un bebè con gli occhi a mandorla, perché chissà chi era il papà ma non ha nessuna importanza, mi ha fatto una gran simpatia. La stessa simpatia , tenera e trasgressiva, di un remoto Gesù Bambino firmato Lucio Dalla. La sua “ 4 Marzo 1943” fa da leit-motiv al film, che in gran parte è stato girato alle Tremiti, seconda casa di Dalla. Canzone, ricordo en passant, che nel 1971 a Sanremo fu ‘ripulita’dai versi considerati ’blasfemi’.

“Non c’è più religione”è una frase che si usa per scandalizzarsi del presente che non va come uno vorrebbe. Dice Miniero che per lui significa invece adattarsi a una società in perenne mutamento, perché gli fanno paura quelli che dicono “Ai miei tempi..” Ed è chiarissimo che questo”guardare avanti”non è solo nel copione, è nella testa del cast. E’ nella testa e nelle espressioni di Bisio e di Gassmann, che da anni, lo dico a titolo personale, speravo di vedere riuniti da un film. Per la cronaca, freschi come siamo di Referendum, tutta la ’banda Miniero’ ha votato Sì. Bisio si consola rilevando che Milano-Città ha votato in controtendenza come la New York anti-Trump. Ma su Papa Francesco è Gassmann a chiudere il cerchio : “E’ il mio vero riferimento a sinistra. Magari potessi votarlo !” E’ solo una mia impressione, o è un sentimento largamente diffuso ?

Fonte: “Huffington Post”

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