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Indietro non si torna, a cambiare l’ordine non si rinuncia

 
Tra gli atti dovuti del governo uscente ci aspettiamo ci sia il rinvio delle elezioni dell’Ordine dei giornalisti,per consentire il voto con la nuova legge, che non ha referendum cui essere sottoposta‎ ed e’ pienamente in vigore dal 15 novembre. Il provvedimento ha definito con precisione la drastica riduzione del numero dei consiglieri, che produrra’ risparmi da destinare ad una attivita’ di formazione continua piu’ efficace e approntato norme che consentano alla categoria di essere rappresentata nella sua assise nazionale da chi effettivamente svolge la professione. Le leggi delega possono esplicare effetti solo con  l’ emanazione dei decreti legislativi, ma il Parlamento ha gia’ espresso compiutamente la propria volonta’. Sarebbe ora davvero incoerente non intervenire e consentire che la normativa varata sia disattesa per i prossimi tre anni. Anche perche’ si tratta di una condizione decisiva per rendere agibile il consiglio nazionale e pervenire alla fondamentale riforma dell’accesso.
Ben prima dell’esito del referendum costituzionale e della crisi di governo, ma dopo la promulgazione della legge se ne parlo’ a Firenze con la maggioranza dei presidenti degli ordini regionali che mi chiesero di essere loro portavoce. Lo feci con piacere e ora sono io che , anche considerando la significativa convergenza che c’e’ con numerosi consiglieri nazionali , prendo l’iniziativa di rilanciare e riattualizzare il loro appello, che era rivolto ad un governo in piena carica, ma che tout court va riproposto all’esecutivo che sta per lasciare.   Mi sento anche di rassicurare  il fronte riformista, garantito dalla compattezza che ha saputo esprimere. Indietro non si torna, a cambiare l’ordine non si rinuncia . Le idee programmatiche intorno al canale unico d’accesso sono chiare e condivise, auspicabilmente ci sara’ tempo per scegliere una squadra e un capitano che si candideranno. Viceversa se questo tempo non sara’ dato e ci sara’ l’assurdita’ di un voto con regole non ritenute da chi rappresenta il popolo sovrano piu’ adeguate, il fronte riformista sara’ da subito  pronto a riproporre una battaglia vitale per la professione e la qualita’ della democrazia nel Paese con una formazione coesa e un candidato presidente già pronti

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