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10 mesi senza Giulio, noi non dimentichiamo

 

L’uomo, l’umanità, tende a dimenticare. Facilmente. Come scriveva il filosofo Benedetto Croce ciò si attribuisce, erroneamente, al tempo. Ma ‘il tempo’ è un’entità incorporea, che non esiste.
Proprio per questo l’oblio è nostra responsabilità: dimentichiamo quando ‘vogliamo’ dimenticare.
Dieci mesi fa, in queste ore, veniva ritrovato lungo una strada nel distretto di Giza, al Cairo, il corpo di Giulio Regeni, il ricercatore di Fiumicello scomparso il 25 gennaio e ucciso dopo una lunga serie di torture, come testimoniano i segni delle sevizie accertati dalle autopsie ed evidenti a occhio nudo.
Le parole della mamma Paola, che raccontò di aver riconosciuto suo figlio solo dalla punta del naso, oltre a descrivere in modo emblematico tutto l’orrore riversato su questo giovane innocente, hanno impresso in modo indelebile nella mia, come nella memoria di altri migliaia di italiani, la sua vicenda.
Da quel momento, in tanti, è maturata la volontà di continuare a chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni, affiancandosi così ad Amnesty International che ha lanciato una campagna che ad oggi raccoglie centinaia di migliaia di adesioni.
Lo striscione ideato per sostenerla ha fatto il giro del mondo, ad oggi è esposto sulle facciate di 200 tra enti locali, università e scuole.
Articolo 21 e “La Repubblica” dal primo istante si sono schierate accanto all’organizzazione per i diritti umani e ai genitori di Giulio, Paola e Claudio, per non permettere che il suo omicidio finisca per essere dimenticato e, come ribadisce Amnesty nel suo appello a sostenere la campagna, per impedire che sia catalogato tra le tante “inchieste in corso” o peggio, essere collocato nel passato da una ‘versione ufficiale’ e irricevibile del governo del Cairo.
Per chiedere “Verità per Giulio Regeni” il 30 marzo del 2016 è nato su Twitter l’account collettivo @Giuliosiamonoi, che conta oltre 8mila followers.
Gli attivisti che lo curano quotidianamente registrano mediamente un milione di visualizzazioni e 20mila visite al profilo ogni mese, ricevendo mediamente 1.300 menzioni. Una delle azioni meglio riuscite è stata quella affiancata alla serata dei David di Donatello, a cui è seguito il tweet storm in occasione della cerimonia di premiazione al Festival di Cannes. In entrambe le occasioni attori italiani e internazionali hanno indossato braccialetti gialli con la richiesta “Verità per Giulio Regeni”.
Tutto ciò a sostegno della campagna, guidata da Amnesty, che non si ferma. Anzi si autoalimenta con la passione di chi pretende delle risposte.
Le torture subite da Giulio Regeni, la sua fine atroce, hanno segnato profondamente ognuno di noi.
Siamo tutti fermi, ora, nel chiedere giustizia, chiarezza sulla sua morte e sul movente che l’ha determinata.
Fermi e uniti, come non mai.
Ma per rispetto di Giulio, del suo impegno in Egitto, la sua azione di denuncia delle violazioni continue nei confronti della popolazione egiziana, è giusto ricordare tutti gli altri ‘Giulio’ che non conosciamo e di cui non sapremo mai nulla.
Bisogna perseverare e mantenere alta l’attenzione sul caso e sostenere anche tutti gli egiziani che si impegnano, a rischio della loro vita, affinché emerga la realtà di quanto avvenuto al giovane ricercatore e continuano a occuparsi di diritti umani, nonostante la forte repressione a cui sono sottoposti. Come ha evidenziato l’ultimo rapporto di Amnesty, in Egitto, l’Agenzia per la sicurezza nazionale (Nsa) si rende responsabile ogni giorno di rapimenti, torture e sparizioni forzate nel tentativo di incutere paura agli oppositori e spazzare via il dissenso pacifico con il ‘paravento’ dell’azione di contrasto al terrorismo. Sono state raccolte testimonianze che rivelano una vera e propria tendenza che vede centinaia di studenti, attivisti politici e manifestanti, compresi 14enni, sparire nelle mani dello Stato senza lasciare traccia.
Con Giulio non ci sono riusciti, un cittadino italiano non poteva sparire senza conseguenze.
Siamo fermi nella convinzione che qualsiasi esito “di comodo”, distante da una verità accertata e riconosciuta in modo indipendente, debba essere rimandato al mittente. Ed è per questo che il 25 gennaio, alla manifestazione nazionale a Roma, noi ci saremo.
Articolo 21 raccoglie e fa proprio l’appello di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, che ribadisce “niente più scuse, niente rassegnazione e niente pigrizia: a un anno dalla scomparsa di Giulio, il 25 gennaio dobbiamo essere tutte e tutti a Roma per chiedere ancora una volta verità per Giulio Regeni”.

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