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Turchia, sospesa per tre mesi l’attività di 370 Ong

 

Un colpo di mannaia inferto dal governo alla società civile turca. Non si può definire diversamente il provvedimento adottato l’11 novembre dal ministero dell’Interno con cui, ai sensi dell’articolo 11 dello stato d’emergenza, è stata annunciata la sospensione delle attività di 370 Ong in 39 province del paese. La sospensione è stata presa senza alcun preavviso per asseriti “motivi di sicurezza generale e di ordine pubblico”. Ha la durata iniziale di tre mesi e non è appellabile.
Secondo il ministero dell’Interno, 153 delle Ong sospese hanno legami con l’Organizzazione terroristica di Fethullah Gulen, 190 col Partito dei lavoratori del Kurdistan o con l’Unione delle comunità curde (entrambe le formazioni sono fuorilegge), 19 col gruppo armato di sinistra Partito rivoluzionario per la liberazione popolare – Fronte e otto con lo Stato islamico.

Il provvedimento di sospensione non cita cosa sia specificamente imputato a ognuna delle 370 Ong, il cui elenco non è ancora pubblico. Quello che si sa è che gli uffici di almeno 70 di esse sono stati già sigillati. Tra le Ong colpite dal provvedimento, figurano l’Associazione degli avvocati progressisti e l’Associazione degli avvocati per la libertà, i cui aderenti in passato hanno difeso vittime di tortura; l’Associazione delle Donne della città di Van, che fornisce assistenza alle vittime di violenza domestica; e l’Associazione Sarmaşık, che offre ogni mese aiuti alimentari e servizi educativi a 32.000 persone nella città di Diyarbakır.

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