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Turchia. Fnsi: “Un Paese che si professa democratico non può imporre il bavaglio all’informazione”

 

«I nuovi arresti di giornalisti del quotidiano d’opposizione Cumhuriyet confermano che bisogna tenere alta l’attenzione su quanto sta accadendo in Turchia ormai da anni e, soprattutto, all’indomani del fallito colpo di Stato del 15 luglio scorso, con migliaia di giornalisti, docenti universitari, scrittori, magistrati, impiegati pubblici finiti in prigione con l’accusa di avere legami con i golpisti di Fetullah Gulen e con i separatisti curdi». Lo affermano, in una nota, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti.

«La Federazione nazionale della stampa italiana – proseguono – ha già portato il caso all’attenzione delle Federazioni internazionale ed europea dei giornalisti e nelle scorse settimane a Roma, Milano e in altre città d’Europa si sono tenute manifestazioni di protesta contro la repressione in atto in Turchia ai danni della libera informazione e della libertà di espressione. Ma è evidente che questo non basta. Serve che le istituzioni dell’Unione europea e i governi nazionali intervengano con decisione per porre fine ad una situazione di palese violazione dei diritti umani e civili. Un Paese che si professa democratico non può imporre il bavaglio all’informazione, cuore di ogni sistema politico che abbia al centro i cittadini».

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