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Sasha Sutnik: “Quelli che lavorano nei canali e nelle testate di Putin non sono giornalisti ma propagandisti”

 

Si trova da tre settimane in Georgia – da libero cittadino e non da rifugiato politico ci tiene a precisare – e continua a fare il suo lavoro da telereporter grazie anche ai servizi che fidati collaboratori girano in incognito dalla strade di Mosca. Quella città che sente sua ma dalla quale è dovuto scappare quando una sera di fine settembre il suo cellulare è squillato e la voce sconosciuta di un uomo che si è qualificato come un suo “estimatore” appartenente ai servizi segreti, lo avvertiva di aver sentito dire in apparati che contano che se entro ottobre non avesse smesso dare fastidio lo avrebbero «trasferito nel reparto verdura e ortaggi». Una metafora da vecchia Kgb per dire più o meno “tritato”.

Così ha mandato in rete la sua ultima inchiesta fatta a Kursk con la sua solita tecnica di domande tra la gente alle quali – dice – risponde solo il 25% per la paura diffusa di esporsi (tema: “Può sopravvivere con dignità una persona normale in Russia e in che cosa sta la radice dei nostri mali?”) ha preso poche cose essenziali, la sua telecamera, ed è sparito.

Sasha Sotnik, classe 1968, un passato come musicista, attore compositore e cantante (6 album incisi), membro dell’Unione Scrittori della Russia e giornalista, ora ha paura ma è un tipo tosto. Lo si capisce dalla determinazione con cui risponde alle domande, nella mezz’ora in cui, via Skype, racconta la sua disavventura nell’intervista pubblicata in esclusiva dall’agenzia di stampa ligure Aba News (video con doppiaggio in italiano sul nuovo portale www.abanews.it).

«Dopo 4 anni e mezzo di intimidazioni, minacce, fermi di polizia – dice pesando le parole – quella sera ho capito che doveva essere successo qualcosa, perché si era alzata improvvisamente la “qualità” della pressione che subivo. Forse il potere si era stancato di me e aveva deciso che doveva fare qualcosa per farmi andare via. Ma io non smetterò di lavorare e spero di tornare presto in Russia, dove si vive in un clima di paura e di incertezza, ma ho l’impressione che non durerà a lungo».

La sua “sparizione”, dice Sasha sorridendo, è stata onorata in una Tv – cosa insolita perché è sempre stato ignorato da tutti quelli che lui definisce i mezzi di regime – con un commento di ben 5 minuti in cui è stato più volte insultato.

Poi, rivolgendosi all’occidente ci tiene a dire tre cose: «Primo, che bisognerebbe guardare con molta serietà e attenzione a come viene praticata oggi l’informazione in Russia, dove il lavoro dei giornalisti indipendenti è molto difficile.

Secondo, consiglierei e pregherei i miei colleghi occidentali di interrompere la collaborazione con i propagandisti del Cremlino. Loro non sono giornalisti. Quelli che lavorano nei canali e nelle testate di Putin sono propagandisti, criminali, che devono essere ristretti nei diritti e cacciati dalla professione, ed alcuni devono rispondere penalmente per quello che ora esprimono nei media. Ma più che qualunque altra cosa mi disturba il fatto che il giornalismo si insegna ai giovani come la seconda professione più antica del mondo. Gli insegnano a vendersi. Li danneggiano.

Infine mi rivolgerei anche ai politici occidentali, perché finalmente diano una chiara valutazione al sistema politico che si è instaurato in Russia: è artificiale, vizioso, criminale. Non bisogna aver paura nel chiamare le cose con il loro nome. Io penso che sia arrivato il momento per farlo».

Poi parole di preoccupazione verso i giornalisti indipendenti che sono rimasti, esposti alle minacce e alle intimidazioni. Sasha vuole citarli e li definisce “ragazzi audaci”: «Arkadiy Babchenko, Igor Yakovenko a Mosca; Mikhail Afanasjev ad Abakan, Vitaliy Schikelskiy a San-Pietroburgo. Io penso che una ventina, in giro per il Paese, si trovino. Forse sono anche di più. Forse qualcuno non riesce ad emergere. Ma ci sono e questo è molto importante». Secondo l’International Federation of Journalists, tra il ‘92 e il 2009 in Russia sono scomparsi o morti 300 giornalisti (servizio con aggiornamenti su www.abanews.it).

Nonostante la partenza del suo fondatore, Sotnik.Tv (https://www.youtube.com/user/sashasotnik) continua a trasmettere grazie ai contributi che arrivano dai ascoltatori su PayPall (che è rimasta misteriosamente bloccata per qualche giorno appena arrivato in Georgia) e altri conti, alimentati dai dissidenti ma anche da chi si è schierato con l’Ucraina dopo il Maidan e l’intervento militare deciso dallo zar del Cremlino.

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