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Pecunia non olet, vale anche per il Dalai Lama a Milano

 

Pecunia non olet dicevano i latini. E la visita del Dalai Lama a Milano dimostra duemila anni dopo questo antico detto.

Davanti al teatro dove il Comune di Milano ha donato alla massima autorità religiosa tibetana la cittadinanza onoraria, la comunità cinese (spinta dalle ambasciate di Pechino, dice Tenzin Gyatso, il Dalai Lama, affermazione che ci sentiamo di condividere) ha organizzato una manifestazione di protesta. Il governo cinese ha fatto il tradizionale fuoco di fila contro il Premio Nobel per la Pace, minacciando anche ritorsioni economiche. Frottole mediatiche. Immediatamente smentite dalla realtà dei fatti. Su tutte le seggiole che alla Fiera di Rho hanno accolto le migliaia di persone venute ad ascoltare il Dalai Lama c’era un sacchetto arancione. Dentro la busta (logata “Sua Santità Dalai Lama Milano 2016”) materiale esplicativo sugli insegnamenti religiosi dell’illuminato tibetano.

Ebbene, chi credete che abbia prodotto questa montagna di sacchetti per il Dalai Lama? Aziende cinesi, come evidenziato dalla targhetta P.R.C. attaccata alla busta. Surreale. O forse no.

Tenzin Gyatso ha parlato di pace, di uguaglianza, di consapevolezza.

Sui giornali on line leggerete però solo della presenza di Richard Gere. Stamattina i fotoreporter hanno mancato la “notizia”. Ora sono tutti qui ad aspettare “ovviamente” più l’attore che l’esponente religioso.

Business is business.

Ad maiora

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