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La tregua in Siria è rotta, stop a bombe e ostilità già finito

 

Un ennesimo, scontato, fallimento. A questo si è ridotta la tregua in Siria concordata da Russia e Stati Uniti poco più di una settimana fa. Il cessate il fuoco si è concluso alla mezzanotte di ieri dopo una serie di violazioni su più fronti.
La sospensione delle ostilità era entrata in vigore nel tardo pomeriggio del 12 settembre in base ad un accordo siglato tra Mosca e Washington, con l’avallo del governo siriano e dell’opposizione ad Assad.
Nel corso dell’intera settimana più volte ribelli e forze governative si sono accusati vicendevolmente di aver violato lo stop alle armi.
L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin, parlando ieri ai giornalisti al termine di una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza Onu sulla Siria, ha accusato gli Stati Uniti di aver bombardato le forze di Damasco nell’area di Deir ez Zor. Facendo riferimento al raid condotto sabato pomeriggio da aerei della Coalizione internazionale contro lo Stato islamico sui militari siriani assediati dai terroristi nell’aeroporto della località poco distante da Aleppo, il diplomatico ha osservato che Washington “ha violato due dei suoi impegni in un momento molto importante”.
Per Churkin, gli Usa hanno rotto la tregua a cui avevano aderito lo scorso febbraio e dopo avere riconfermato la propria adesione nei giorni scorsi.
Secondo Mosca gli Usa hanno più volte tradito l’impegno a non colpire le forze siriane preso quando era stata lanciata l’operazione aerea nei cieli della Siria.
Ci sono numerose ‘comunicazioni’ intercorse tra le parti a conferma che nel settembre 2014, in occasione della formazione della Coalizione internazionale contro Daesh, gli Stati Uniti assicurarono che non avrebbero colpito le truppe di Assad.
Come è innegabile che il raid del 17 settembre sia stato condotto da due caccia F-16 e da due jet da attacco al suolo A-10 americani e britannici.
Secondo quanto emerge da un comunicato fornito dal ministero della Difesa australiano, alcuni caccia dell’Aviazione di Canberra erano attivi nell’area in cui è avvenuto il bombardamento, confermando quanto denunciato dai russi.
Il bilancio fornito dalle Forze armate parla di 80 morti e almeno 100 feriti, mentre i dati delll’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione con sede a Londra ma con una fitta rete di informatori sul campo, attestano che i morti sarebbero circa 30.
Gli stessi Usa, attraverso l’ammissione alcune ore dopo del Comando centrale statunitense, hanno ammesso che la Coalizione da loro guidata aveva condotto raid aerei nella zona di Deir ez Zor, sottolineando che l’operazione era mirata a colpire le forze dello Stato islamico che erano state individuate diverso tempo prima dell’avvio degli attacchi.
“Il bombardamento della Coalizione – si legge in un comunicato – è stato immediatamente interrotto quando i nostri ufficiali sono stati informati dai funzionari russi che gli uomini e i veicoli colpiti potevano appartenere alle truppe siriane”.
Il Centcom ha osservato che l’area in cui è avvenuto l’attacco era stata già colpita in passato da altre forze internazionali, precisando che i membri del ‘Centro di comando delle operazioni aree combinate’ avevano informato anche in questa occasione la controparte russa dell’imminente bombardamento.
Che la Siria presenti una situazione molto complessa, dove vari attori operano in modo molto ravvicinato, è un dato evidente a tutti. Come è inevitabile che una tregua fragile finisca a causa di un errore. Errore che pagheranno i siriani che ricominceranno a morire sotto le bombe che non risparmieranno la popolazione di Aleppo, Homs, Mumbji e le altre città martiri del conflitto siriano.

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