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La lezione dei media francesi e il richiamo alla responsabilità di Mattarella

 

Viviamo tempi bui, terribili, e mai come in questo momento abbiamo il dovere di mettere in campo un giornalismo responsabile. Prima di tutto riportando, come è giusto, i fatti anche più cruenti senza enfasi. Ma si può fare informazione, anche partecipata, senza dare visibilità eccessiva ad autori di stragi che oltre a seminare morte e terrore hanno un altro, prioritario, obiettivo: fare propaganda jihadista. Noi, stampa responsabile, non possiamo essere complici e, come ha scritto il direttore di Repubblica Mario Calabresi, decidere di non farsi megafono di tale brutalità non significa ‘fare meno informazione’.
Per questo rilanciamo l’appello ai nostri colleghi a seguire l’esempio di tante testate francesi che hanno scelto di non pubblicare più le fotografie degli autori di azioni terroristiche per “evitare glorificazioni postume”, come ha scritto il direttore di Le Monde, Jérôme Fenoglio che ha spiegato come la questione vada oltre la pubblicazione di immagini o dettagli superflui sugli attentatori, ma impone una riflessione su “come coprire giornalisticamente quel che accade evitando di amplificare il messaggio propagandistico dei terroristi”.
A fronte di ciò è doveroso sottolineare la grande valenza del messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nel suo intervento durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale, momento di confronto e di saluti con la stampa prima della pausa estiva, ha affermato che seppure “siamo entrati in una nuova età dell’ansia dobbiamo impedire che la paura ci vinca. È il tempo della responsabilità comune.

Ed è questo il punto.
Perché, come ha evidenziato Mattarella, il clima di pace, di collaborazione e di sicurezza che fino a qualche mese fa, nella nostra Europa, sembrava consolidato si sta sgretolando ogni giorno di più.
Il presidente, con acuta sensibilità, all’indomani dell’attacco terroristico che ha colpito nuovamente la Francia a Rouen e che ha scosso profondamente anche il nostro Paese, ha voluto mandare agli italiani, ma soprattutto a noi operatori dell’informazione, un messaggio forte. Intriso di gentilezza e coraggio.
Ha ricordato che dalla strage di Dacca alla sciagura ferroviaria in Puglia, alla strage di Nizza, tanti nostri concittadini hanno perso la vita o sono ancora alle prese con le conseguenze di quegli eventi.
Ma proprio per loro, per onorare e non rendere vano il loro sacrificio, è necessario respingere il proposito criminale di insinuare, consolidare, uno stato di terrore permanente.
Ed è qui che entra in gioco la responsabilità dei media, di tutti noi giornalisti che talvolta, come ha rimproverato Mattarella, cediamo alla tentazione di voler spiegare in tempo reale gli avvenimenti invece di narrarli, cercando nello smarrimento della gente, nei frammenti di immagine, in testimonianze rese talvolta sotto shock, conclusioni destinate sovente a rivelarsi fallaci alla luce dei fatti.
“Non si tratta di spettacolo, bensì della vita e del futuro delle persone” ha concluso il presidente chiedendo alla stampa di ricercare un punto di equilibrio con l’esigenza di evitare che la ripetitività fuori misura di immagini di violenza possa provocare comportamenti emulativi.
Articolo 21, da sempre impegnata a tutelare il diritto all’informazione libera e a illuminare crisi e fatti ignorati dai media mainstream, condivide pienamente l’appello di Mattarella e, rilanciandolo con convinzione, continuerà a impegnarsi seguendo quel solco e nell’opera di sensibilizzazione su temi spesso oscurati e sottovalutati.

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