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Unioni civili, il parlamento approva. “Una battaglia che arriva da lontano”

 
Anche l’Italia ha una legge sulle unioni civili. L’Aula di Montecitorio ha approvato in via definitiva il testo atteso per anni da migliaia di coppie, tanto etero quanto omosessuali, che prima di oggi non avevano alcun riconoscimento davanti alla legge. Un provvedimento che rimuove alcune delle discriminazioni per le quali l’Italia è stata richiamata dal Consiglio d’Europa e sanzionata dalla Corte europea per i diritti dell’uomo lasciando tuttavia irrisolti alcuni nodi, quale l’assenza della possibilità di adottare il figlio del partner (stepchild adoption), per la quale è già stata presentata alla Camera una proposta di legge separata, che però sembra destinata a naufragare, tanto da non essere stata neppure incardinata per la discussione.

“Un grande sollievo, un appuntamento con la storia da troppo tempo rimandato”: Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, commenta  voto alla Camera che ha dato il via libera definitivo alla legge sulle unioni civili. “Il riconoscimento delle coppie formate da persone dello stesso sesso – prosegue – è una battaglia che arriva da lontano, un testimone che è passato da una generazione all’altra, superando con tenacia le tante cadute. In questa giornata, perciò, il primo pensiero affettuoso lo rivolgo ai fondatori e alle fondatrici del nostro movimento, a chi ha gettato le basi di questo percorso in anni molto diversi da questi, più duri e più difficili. A quelli che nella lotta sono invecchiati e a quelli che purtroppo non ci sono più, ha chi iniziato e chi ha saputo raccogliere il testimone: a tutti e tutte loro va sempre, ma oggi in particolare, la nostra riconoscenza. Il secondo pensiero va ai tanti e alle tante che presto potranno condurre in porto, grazie a questa legge, il proprio progetto di vita: con loro  brindiamo al grande giorno.  Questa legge arriva con molto ritardo e con molti limiti, di questo siamo consapevoli. Ma abbatte un muro e segna una tappa importante: da qui dobbiamo subito ripartire per rilanciare la battaglia per la piena uguaglianza. Perciò è con questo augurio e con lo sguardo orientato al futuro e ai traguardi che verranno che noi oggi alziamo i calici e le nostre bandiere arcobaleno”, conclude Piazzoni.

Fuori da Montecitorio, nel corso della votazione, si sono radunate decine di manifestanti sotto le bandiere arcobaleno del movimento gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (Lgbt). Il clima era quello di una festa sommessa di chi si attendeva il pieno riconoscimento dei diritti garantiti agli eterosessuali, ma ha dovuto accontentarsi di un compromesso. Le parole di Cristiana Alicata, manager Fca, componente del cda di Anas e storica militante del movimento Lgbt oltre che del Pd, riassumono il sentimento della piazza: “Abbiamo aspettato, marciato, pianto, litigato fra noi”, e “domani dobbiamo rimetterci tutti di nuovo in marcia perché non abbiamo ancora finito”, ha indicato Alicata. Tuttavia, ha aggiunto, “oggi vorrei che ogni gay e ogni lesbica di questo Paese, anche solo per un momento, festeggiasse”.

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