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Tanta gente in piazza, tanti giovani assieme ai pionieri della tutela per attuare l’art. 9 della Costituzione contro le ruspe di Renzi-Franceschini

 

Piazza Barberini era stracolma stamane verso l’una quando il grande corteo del “popolo dell’articolo 9” della Costituzione è confluito dall’alto di Largo di Santa Susanna sino alla Fontana del Tritone. Dalla tribuna ha parlato la giovanissima Martina Carpani aspirante operatrice culturale e la sempre battagliera Desideria Pasolini dall’Onda che nel lontano 1955 fondò Italia Nostra con Umberto Zanotti Bianco, Giorgio Bassani e pochi altri La manifestazione riuniva archeologi, storici dell’arte, architetti, bibliotecari, archivisti, personale di custodia e di sorveglianza, Cgil, Cisl e Uil, quasi cento associazioni, insomma quanti tengono in piedi l’edificio trascurato e lesionato dei beni culturali con stipendi che vanno dai mille ai milleseicento euro, compresa la responsabilità di musei o di aree archeologiche. Con quale scopo? Denunciare che, se i governi Berlusconi hanno tagliato in modo radicale i viveri ai Beni culturali (crollati dallo 0,39 allo 0,19 % del bilancio statale), il governo Renzi sta scassando definitivamente la macchina, arrugginita ma fondamentale, della tutela dopo aver estratto da essa la valorizzazione. Vengono così staccati Musei e Poli museali dalla Soprintendenze e dal territorio dal quale sono nati. Per trenta Musei di eccellenza si convogliano soldi e progetti nominando, senza veri concorsi, super-direttori (in realtà soltanto super-pagati) in buona parte scelti all’estero. Senza tener conto delle competenze specifiche: un tedesco esperto di avori e di tessuti agli Uffizi, un etruscologo dal curriculum modesto al Museo greco-romano di Napoli, un esperto di marketing e di cimiteri (sic) alla Reggia di Caserta, un trentaquattrenne svizzero privo di esperienze gestionali a Paestum dove ha scoperto che si possono fare un po’ di soldi coi matrimoni (come il collega austriaco andato al Palazzo Ducale di Urbino) e così via.

Intanto il decreto Sblocca-Italia conferma il micidiale silenzio/assenso dopo 90 giorni se le Soprintendenze, sommerse di pratiche edilizie e urbanistiche, non danno un loro parere. La legge Madia lo ribadisce e addirittura sottomette le Soprintendenze – nel frattempo accorpate in un solo indistinto organismo e quindi devitalizzate – ai Prefetti, cioè al Ministero dell’Interno. Da non credere ai propri occhi. Nel frattempo i Piani paesaggistici previsti dal Codice dei Beni culturali latitano: Regioni e MiBACT ne hanno approvati 2, in Toscana (dopo roventi polemiche sulle Apuane oggi presenti in forze, con cartelli e striscioni) e in Puglia, più il piano per le coste sarde. E non costano nulla. Una barbarie autentica che sconcia il Belpaese.

Nei numerosi cartelli di oggi ve n’erano alcuni dedicati a questi problemi: nel solo decennio 1995-2005 abbiamo cementificato e asfaltato una superficie libera pari all’intera Umbria. Vi sono Comuni, fra cui Milano, Monza e Napoli, “impermeabilizzati” per metà e oltre col continuo rischio di alluvioni.

Tanti i giovani presenti alla manifestazione: fra essi precari o volontari che tengono aperti archivi e biblioteche, le più penalizzate poiché non “fanno spettacolo”, non attraggono gli sponsor dell’effimero, i quali lavorano da anni e anni a 400 euro al mese garantendo i servizi. C’è un architetto ministeriale ogni 274 Kmq di territorio, c’è un archivista o un bibliotecario ogni svariati Km di scaffalature, c’è solo mezzo archeologo per ognuna delle aree e dei monumenti. I giovani gridavano slogan di rabbia e di allegria, di voglia di lavorare per il Belpaese: oltre metà dei dipendenti del MiBACT ha 60 anni che salgono al 63 % nelle biblioteche e al 68 % negli archivi (autentici tesori antichi e moderni). Servizi fondamentali destinati a chiudere “per pensionamento”. Già oggi a Roma gli studiosi di storia dell’arte se vogliono davvero studiare, devono recarsi alla Biblioteca Hertziana, tedesca, Da anni.

Alla tribuna di piazza Barberini Tomaso Montanari animatore con molti altri della manifestazione nazionale di oggi ha chiesto a nome di tutti che il governo Renzi fermi le ruspe che stanno demolendo la rete della tutela, sospenda la riforma/deforma delle Soprintendenze che – come ha sottolineato Rita Paris direttrice dell’Appia Antica e del Museo Archeologico dell’ex Collegio Massimo – “sta creando soltanto caos e paralisi”. Arriveranno più soldi, italiani ed europei? Pare di sì, finalmente. Ma come potrà spenderli questa macchina invecchiata, per troppo tempo senza olio né benzina e addirittura senza conducenti?

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