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I giornalisti vanno a scuola “di immigrazione e hotspot”

 

In occasione del Festival Sabir, che si terrà dal 12 al 15 maggio 2016 a Pozzallo, l’Associazione Carta di Roma (tra i fondatori anche la Fcei) organizza due corsi di formazione continua per giornalisti. Ne abbiamo parlato con il presidente, Giovanni Maria Bellu

Due corsi gratuiti di formazione continua per giornalisti, promossi dall’Associazione Carta di Roma – che vede tra i fondatori anche la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) – si terranno a Pozzallo (Ragusa) per fornire elementi professionali ai giornalisti che si occupano di temi legati ai rifugiati e richiedenti asilo.

«Entrambi i corsi sono gratuiti – ricorda a Riforma.it il presidente dell’Associazione Carta di Roma, Giovanni Maria Bellu – e consentono di ottenere 6 crediti formativi ognuno; chi volesse iscriversi può farlo attraverso la piattaforma dell’Ordine dei giornalisti: SIGeF. Abbiamo ritenuto importante inserire all’interno del Festival Sabir, quest’anno a Pozzallo e sicuramente evento di grande richiamo, due appuntamenti formativi anche per delimitare, se possibile, la retorica che spesso si abbatte sulle redazioni giornalistiche. È importante che tutti noi, giornalisti italiani, riusciamo a tener ben presente che la regola base della nostra professione è rispettare la verità sostanziale dei fatti e usare i termini appropriati per poterla raccontare correttamente. Ad esempio è sbagliato affermare che: “sono morti dei clandestini” quando ci si riferisce a dei potenziali richiedenti asilo. Oppure – prosegue Bellu – dire che delle persone sono morte per una fatalità, quando i soccorsi non sono stati adeguati».

Il 12 maggio, dalle 15.30 alle 19, primo appuntamento: «Pozzallo tra accoglienza e integrazione nello spirito del pensiero di Giorgio La Pira con le esperienze simbolo», con Gianni Molé, segretario di Assostampa Ragusa e Giovanni Maria Bellu, presidente Associazione Carta di Roma. «Migranti e migrazioni: come li raccontano le testate italiane?», con Paola Barrettadell’Osservatorio di Pavia«Moving stories. La copertura mediatica della crisi rifugiati nell’aerea mediterranea», con Tony Bunyan, Ethical Journalism Network. «Sguardo transnazionale sul Mediterraneo. L’esperienza del Copeam» con Micol Pancaldi, Copeam e Luca Rosini (da confermare), giornalista e regista Rai.

Il 13 maggio, invece, dalle 9.30 alle 13.00 si discuterà di hotspot e di accoglienza. La frequentazione del corso consente l’ottenimento di 6 crediti formativi. «Raccontare l’accoglienza: il giornalismo come watchdog della legalità» con Giovanni Maria Bellu, presidente Associazione Carta di Roma. «Hot spot: meccanismi e criticità dei nuovi centri di identificazione e smistamento» con Nazzarena Zorzella, Associazione studi giuridici sull’immigrazione. «Accoglienza italiana tra luci e ombre» con Daniela Di Capua, Servizio centrale per i richiedenti asilo e i rifugiati. «L’esperienza dei giornalisti sul campo. Italia e Grecia a confronto» con Raffaella Maria Cosentino, giornalista e Chrisa Wilkens, giornalista. Modera Lidia Tilotta, TGR Sicilia.

«L’ Associazione Carta di Roma – conclude Bellu – è nata nel dicembre 2011 per dare attuazione al protocollo deontologico per un’informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) nel giugno 2008. Ci stiamo impegnando ormai da anni per diventare un punto di riferimento stabile per tutti coloro che lavorano quotidianamente sui temi della Carta, giornalisti e operatori dell’informazione in primis, ma anche enti di categoria e istituzioni, associazioni e attivisti impegnati da tempo sul fronte dei diritti dei richiedenti asilo, dei rifugiati, delle minoranze e dei migranti. Sin dalla nostra costituzione la Federazione delle chiese evangeliche in Italia è stata nostra partner e oggi guardiamo con attenzione e interesse all’iniziativa che la vede promotrice del progetto dei corridoi umanitari realizzato in collaborazione con la Comunità di sant’Egidio e la Tavola valdese. Queste iniziative sono il segnale che il lavoro comune che stiamo portando avanti ha innestato semi importanti, impalcature per tutto ciò che dovremo e potremo fare anche nel prossimo futuro».

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