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È morto Pietro Pinna, primo obiettore di coscienza italiano

 

In molti, e anche chi scrive, deve qualcosa a Pietro Pinna, il primo obiettore politico italiano. Da lui ho sentito citare, per la prima volta, Aldo Capitini, il suo maestro, e di cui è stato per anni, preziosissimo collaboratore; e davvero formativa la lettura di “Azione nonviolenta”, il mensile che dirigeva e curava; e pubblicava tante notizie, tanti articoli che altrimenti non avrebbero avuto diffusione. E’ stato Pietro a suggerire di vedere un film del regista francese Claude Autant-Lara; ancora non era passato, con un salto davvero sorprendente, nelle fila del Front National di Jean-Marie Le Pen. Autant Lara dirige un film destinato a fare epoca: “Non uccidere”, storia di  un ragazzo che rifiuta di prestare il servizio militare e per questo viene processato e condannato. In quel film l’obiettore a un certo punto dice: “…che anch’io abbia un dovere da assolvere, lo sento…A vent’anni ognuno fa il servizio militare. Io no. Sono pronto a servire il mio paese, magari volendo per un periodo più lungo, e in condizioni più disagiate di quelle del servizio militare; ma no con le armi, ecco tutto…”.

Film che non ha vita facile. Autant-Lara impiega dodici anni prima di trovare un produttore, in Italia è vietato perché, si dice, istiga a delinquere, essendo il servizio militare obbligatorio. L’obiezione di coscienza non è neppure concepibile, nonostante Teodoro Moneta, l’unico premio Nobel per la pace italiano, la predichi fin dal primo Novecento; difendere la Patria anche con le armi è considerato sacro dovere costituzionale. Per chi si rifiuta c’è il carcere, ed è il caso dei primi due obiettori per motivi religiosi: Rodrigo Castiello, pentecostale; ed Enrico Cerroni testimone di Geova. Poi, arriva Pietro; che fa del “Non uccidere” e del non imparare a farlo un  categorico imperativo. Viene ripetutamente processato e condannato, la prima volta nel 1949. In quell’anno Umberto Calosso, una delle voci di “Radio Londra” durante la guerra, presenta il primo progetto di legge sull’obiezione di coscienza per motivi morali o religiosi. Viene affossato, non basta l’impegno di personalità cattoliche e laiche come il sindaco di Firenze Giorgio La Pira, lo scrittore Ignazio Silone, padre Ernesto Balducci, don Lorenzo Milani, che vengono processati e condannati per apologia di reato. Chi dice NO al servizio militare  continua a finire in carcere: sono anarchici, cattolici, radicali. Arriviamo ai primi anni Settanta: il segretario radicale Roberto Cicciomessere, obiettore lui, si fa arrestare; Marco Pannella e un altro obiettore, Alberto Gardin iniziano un lungo sciopero della fame; e finalmente nel 1972 il Parlamento approva una legge sull’obiezione di coscienza, grazie all’impegno del presidente della Camera di allora, Sandro Pertini, che calendarizza il testo di legge, poi approvato.

Ho cercato di condensare la storia dell’obiezione di coscienza, una conquista che assieme a tante altre “segna” gli anni Settanta; e di cui poco si sa. Di quella battaglia, di quella vittoria uno dei protagonisti è Pietro; e tanti di noi gli dobbiamo tanto. Che la terra ti sia lieve, Pietro.

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