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Due anni di carcere a Ceyda Karan, Lorusso: “L’attacco ai giornalisti turchi è un’emergenza da affrontare”

 

La giornalista Ceyda Karan e il suo collega Hikmet Cetinkaya, entrambi del quotidiano turco di opposizione Cumhuriyet, sono stati condannati dal tribunale di Istanbul a due anni di reclusione con l’accusa di “offesa ai valori religiosi” e “istigazione all’odio” per aver pubblicato le vignette di Charlie Hebdo. «È l’ennesima conferma della situazione di emergenza che i giornalisti turchi stanno vivendo ormai da anni», commenta il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso.

La giornalista Ceyda Karan e il suo collega Hikmet Cetinkaya, entrambi del quotidiano turco di opposizione Cumhuriyet, sono stati condannati dal tribunale di Istanbul a due anni di reclusione con l’accusa di “offesa ai valori religiosi” e “istigazione all’odio”. La loro colpa, secondo la giustizia turca, è quella di aver pubblicato sul loro giornale nel gennaio 2015, all’indomani della strage nella redazione del settimanale satirico, le vignette di Charlie Hebdo.
Una decisione che ha subito suscitato le reazioni del mondo dei media, con la Federazione internazionale (Ifj) e la Federazione europea dei giornalisti (Efj) che in una notacondannano la decisione del tribunale e «denunciano questo nuovo tentativo di intimidire i giornalisti in Turchia», chiedendo al tribunale di rivedere la sentenza.
«La condanna a Ceyda Karan e Hikmet Cetinkaya – commenta il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso – è l’ennesima conferma della situazione di emergenza che i giornalisti turchi stanno vivendo ormai da anni. Un’emergenza che come tale va affrontata in maniera decisa e in tempi rapidi, perché la Turchia non può continuare ad essere una delle più grandi prigioni per giornalisti del mondo, come ha scritto di recente anche Reporter senza frontiere. Per questo acquista ancora maggior vigore la mozione approvata dal congresso della Efj, su proposta della Federazione nazionale della stampa italiana, il cui scopo è mobilitare tutti i giornalisti europei sul “caso” Turchia».
La condanna dei due giornalisti è solo l’ultimo episodio di una  lunga lista di violazioni della libertà di stampa e di espressione nel Paese della Mezzaluna. Il direttore di Cumhuriyet, Can Dundar, e il caporedattore della redazione di Ankara, Erdem Gul, sono sotto processo, dopo tre mesi di carcere preventivo, con le accuse di spionaggio e divulgazione di segreti di Stato per un’inchiesta del 2014 sul traffico di armi tra la Turchia e la Siria. Poche settimane fa il quotidiano più diffuso del Paese, Zaman, è stato posto sotto amministrazione controllata e nei mesi scorsi diversi sono stati i giornalisti condannati anche solo per un tweet inviso al presidente Erdogan, televisioni sono state occupate dalla polizia, intellettuali e professori universitari mandati a processo per aver firmato una petizione che denunciava il “massacro” da parte delle forze di sicurezza turche ai danni dei ribelli del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) nel sud-est della Turchia.

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