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Un ponte per… e UIL a Lesbo per costruire ponti di solidarietà con i migranti

 

Una staffetta di volontari italiani organizzata da “Un ponte per…” e sostenuta dalla UIL sarà sulle coste greche nei prossimi 3 mesi per accogliere i migranti in fuga dalla guerra

Nei prossimi giorni partirà per Lesbo un gruppo di volontari di Un ponte per… che la Uil ha deciso di sostenere. L’idea è quella di contribuire non solo con finanziamenti economici, su cui comunque sensibilizzeremo il nostro gruppo dirigente ed i nostri iscritti, ma con la partecipazione attiva in Grecia di volontarie e volontari iscritti alla nostra Organizzazione.
Si tratta di un progetto concreto che offre veramente il senso delle azioni da compiere e supportare con il nostro neo-nato Servizio Rapporti con le Ong Uil. Il Sindacato parteciperà ad iniziative e/o campagne di sensibilizzazione nei confronti della vulnerabilità sociale e dei settori più fragili dove è sempre più assente la costruzione di risposte e di politiche sociali. Un impegno rivolto altresì a migliorare quella conoscenza in grado di rafforzare la capacità di lettura della realtà e di comprendere i bisogni di comunità eterogenee dove la dignità umana è spesso calpestata.  Qui, dove le azioni concrete possono e devono essere lil primo e immediato supporto.

Oggi l’emergenza umanitaria a cui è necessario dedicare il nostro impegno è quella di tutti quei popoli che, per sopravvivere, sono costretti ad abbandonare la loro terra, famiglie e tradizioni, affrontando un viaggio, attraverso il mare, mettendo in pericolo la propria vita. E mentre l’Europa parla di questi esseri umani come se fossero semplici ed enormi numeri su cui costruire campagne elettorali, il mondo del volontariato interviene in modo attivo e spontaneo offrendo beni di prima necessità e assistenza sanitaria.

Sono molti i luoghi in cui le ONG stanno intervenendo a supporto dei profughi e dei migranti e Lesbo, in questo drammatico panorama, rappresenta la porta dell’Europa che tutti loro sognano di raggiungere.

Nel 2015 sono giunti in Grecia, secondo i dati forniti dall’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, oltre 500.000 migranti di cui circa 350.000 hanno raggiunto Lesbo. Nel primo mese del 2016, nonostante le condizioni avverse del tempo, gli sbarchi sono stati numerosi e si sono registrati arrivi giornalieri tra le 1000 e le 2000 persone. Questi i numeri impressionanti degli arrivi a cui è necessario far fronte con beni di sostentamento, assistenza sanitaria e psicologica.

Sono passati mesi dalla morte del piccolo Aylan e, dopo l’iniziale moto di commozione, tutto continua ad essere come era: gommoni, naufragi, morti e popoli erranti a cui si chiudono le porte dell’accoglienza. L’Unione Europea promette fondi alla Turchia per impedire un esodo senza precedenti nella speranza che possa essere sufficiente a fermare la fuga dalle guerre. La Danimarca pretende denaro dai profughi, la Svezia decide di rimandare indietro 80.000 richiedenti asilo. La Germania concepisce leggi ad hoc per negare un rifugio ai cosiddetti “migranti economici”. Le stragi di Parigi e il drammatico capodanno di Colonia, purtroppo, vanno a rafforzare e giustificare queste scelte e così, l’accoglienza diventa sempre più difficile ma allo stesso tempo indispensabile.

La piccola isola di Lesbo, meta dei popoli erranti, rappresenta oggi l’altra Europa. L’Europa di tutti coloro che cercano di far rispettare i diritti quale essenza stessa della vita umana. L’Europa delle centinaia di volontari indipendenti che sopperiscono, con l’impegno individuale e collettivo, alle carenze delle autorità locali, nonostante nei campi provvisori di accoglienza le condizioni di vita siano imbarazzanti.

Ad attendere i gommoni stracolmi di migranti, che arrivano dal mare con falsi giubbotti di salvataggio imbottiti di polistirolo ed acquistati in Turchia, non ci sono le Istituzioni con presidi medici adeguati e un sistema di accoglienza organizzato. Ad attenderli ci sono loro: volontari e Ong. Tutto ciò davanti a Frontex, figlia di un’Europa austera che impone sanzioni, che viola i dettami stessi della sua Costituzione innalzando muri a difesa dell’esclusività di diritti che dovrebbero, invece, essere universali. Frontex che vigila dall’alto e che, come un grande moloch, attende.

In questo contesto l’iniziativa di Un ponte per… destinata ad offrire un supporto logistico nei campi e l’accoglienza dei migranti sulle spiagge con presidi e azioni di primo soccorso, ci è sembrata la missione giusta cui aderire offrendo il nostro supporto. Quindi, tutti a Lesbo insieme ad Un ponte per… e alle centinaia di volontari auto-organizzati. In questo luogo dove si aiuta e ci si mette a disposizione del prossimo. Dove la Uil ha deciso di essere presente.

 

Responsabile Servizio Rapporti con le Ong

La missione sarà raccontata attraverso il  sito web di “Un ponte per…”, la pagina “Rapporti con le ONG” del sito della UIL http://www.uil.it/Rapporti_ONG/default.asp e quella su Facebook,   i nostri canali Facebook e Twitter (@ponteper) e quelli della UIL http://www.uil.it.

Per maggiori informazioni sull’impegno dei volontari internazionali a Lesbo: https://egeocalling.wordpress.com/

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