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No (purtroppo) non è la BBC

 

La BBC tra i Servizi Pubblici Mondiali è quello che riceve i maggiori attestati di stima e che ha assunto il ruolo di modello per tutti gli altri. La RAI modello lo è stato negli anni in cui veniva affettuosamente chiamata “Mamma RAI” ma purtroppo negli ultimi anni è diventata un’azienda per la quale il prodotto non è più centrale per le proprie attività. Molte sono le caratteristiche che la differenziano dalla BBC mentre pochissimi sono gli aspetti che la accomunano.
Per entrambe nel 2016 scade la CONCESSIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO e precisamente per la RAI a maggio mentre per la BBC la scadenza è prevista il 31 dicembre.
Un altro elemento che univa la RAI alla TV Britannica era il metodo di riscossione del canone che ora, con il suo passaggio in bolletta elettrica, allontana la RAI dal centro all’Europa dell’est insieme a Bulgaria, Turchia e Grecia.

La novità è che il Governo in carica, sostenuto da un Presidente della Repubblica “firmatutto”, ha indotto il Parlamento a produrre una leggina tanto misera e incostituzionale quanto inappropriata nei confronti dei cittadini che ancora si riconoscono nel concetto di SERVIZIO PUBBLICO, una legge veramente poco british.

Nel caso del rinnovo della BBC si è tenuta un’imponente consultazione, per raccogliere suggerimenti ed indicazioni da introdurre nel nuovo testo della concessione, tra tutti i cittadini che è durata diversi mesi ed è terminata nell’ottobre del 2015. Dunque a più di un anno dalla scadenza della concessione c’è stato tutto il tempo per elaborare quanto suggerito. In Italia, nel tentativo di scimmiottare la BBC, nella pseudo riforma è stata prevista una consultazione simile. Ovviamente la nobile pratica è stata trasformata in una grottesca farsa che a 3 mesi dalla scadenza non ha neanche stabilito quali debbano essere le modalità di consultazione.
Il famigerato articolo 6 della riforma recita : “ Il Ministero dello sviluppo economico, in vista dell’affidamento della concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, avvia una consultazione pubblica sugli obblighi del servizio medesimo, garantendo la più ampia partecipazione.”, ed ancora: “ Il Ministero dello sviluppo economico trasmette alla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi per il prescritto parere lo schema di contratto di servizio con la società concessionaria del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale almeno sei mesi prima della scadenza del contratto vigente”.

Salta subito agli occhi una differenza macroscopica, in Inghilterra la consultazione è realizzata dal ministero dello sport, cultura e media mentre in Italia la consultazione avrebbe dovuto essere condotta dal Ministero dello Sviluppo Economico probabilmente perché si è ritenuto che sostanzialmente siano prioritari gli aspetti finanziari e non quelli culturali. In questa situazione gli scenari possibili sono tali e tanti da rendere possibile addirittura il mancato rinnovo della concessione, con le inevitabili conseguenze sulla residua capacità di produrre il Servizio pubblico e con le relative ricadute occupazionali.

In una fase cosi delicata ci chiediamo se nello staff del governo ci siano statisti capaci di indicare quali gravi conseguenze avrebbero per il paese la cancellazione del Servizio Pubblico.

L’Associazione RAI Bene Comune Indignerai ha ben presente quale danno subirebbero i cittadini e per questo motivo ha fatto della Compiuta Realizzazione del Servizio Pubblico la ragione fondante del suo essere riconoscendo nel Servizio Pubblico un fattore fondamentale di sviluppo civile e culturale del paese.

Facciamo appello alla società civile, al mondo della cultura dello sport, dell’informazione e al mondo sano della politica che ancora si adopera per rappresentare gli interessi dei cittadini affinché si lavori insieme nei prossimi mesi ad un degno progetto condiviso di rinnovo e rilancio

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