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L’assenza di Fabrizio oggi si specchia là dove il rimpianto di pace si fa insopportabile

 

E se vai all’Hotel Supramonte e guardi il cielo
tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo
e una lettera vera di notte falsa di giorno
e poi scuse e accuse e scuse senza ritorno.

Il 22 dicembre del 1979 Il poeta, il cantautore, l’eretico, il libero pensatore, l’anarchico Fabrizio De Andrè viene rilasciato dopo 4 mesi di prigionia, insieme alla moglie Dori Ghezzi, dall’anonima sequestri sarda. Celate in mezzo metro di terroso fondo le radici di due anime si sono salvate tra l’oro e il piombo, tra la buona e la mala parola, tra le lacrime e i sorrisi, tra la paura e la vita sospesa in un tempo di veglia.

Fabrizio ha raccontato nelle sue sillabe i suoi carcerieri come solo chi è attraversato da un cielo profondo può immaginare di fare, sepolto l’odio riaffiora l’umana statura di chi ha dentro una promessa di libertà che guida la notte e il giorno, di chi sente la guerra come il ciarpame del mondo, di chi spezza il pane con l’ultimo dei dimenticati e non ignora mai nel silenzio l’odore del vento.
Con lo sguardo nell’utopia Fabrizio De Andrè veniva come dono dalla Bocca di rosa a spiegarci l’amore, l’amore dello Spoon River oltre il denaro, il potere, l’onnipotenza, oltre il destino d’ombra in cui ognuno di noi sulla terra crede ancora di ritrovare in un luogo qualunque la misericordia di un paradiso, anche quello al primo piano in Via del Campo.

Letteratura di vita delle lontananze, periferie oscurate in cui oggi traboccano i morti esuli del mediterraneo, il destino buio del popolo curdo, le pance gonfie dei bambini affamati e le lacrime di preghiera di ogni uomo che implora ancora una lieve danza di futuro. L’assenza di Fabrizio oggi si specchia là dove il rimpianto di pace si fa insopportabile:

“Daltonici presbiti, mendicanti di vista
il mercante di luce, il vostro oculista,
ora vuole soltanto clienti speciali
che non sanno che farne di occhi normali”

Gli occhi normali di Fabrizio, celati dietro i grandi occhiali e un velo di fumo, divisi tra la pietra e il mare, gli occhi normali di Fabrizio che hanno cibato di coscienza pura la nostra isola fragile ora più che mai dentro di noi esistono.

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