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Al Le Pen, al Le Pen!

 

I risultati delle amministrative francesi hanno visto l’affermazione di quello che è stato definito “fronte repubblicano” contro i candidati del Front National. Su tredici regioni al voto, sette sono andate alla destra, cinque alla sinistra e l’ultima a una lista regionale. In quasi tutte, il Fn è il secondo partito, anche in molte di quelle dove han vinto i Républicains di Sarkozy, e già questo spiega tanto di ciò che è accaduto, ovvero una profonda svolta conservatrice.

Attraverso patti, desistenze, convergenze, ritiri di candidati e inviti agli elettori, il Partito Socialista ha ripetuto quanto già fece ai tempi del ballottaggio fra Chirac e Le Pen il capostipite, Jean-Marie. Solo che nel 2002 il Front National si fermò intorno al 17, 18 per cento fra il primo e il secondo turno. Oggi, il partito guidato da Marine veleggia fra un terzo e poco meno della metà dei consensi. Di questo passo, Marion può arrivare all’Eliseo senza particolari difficoltà.

E poi, diciamoci la verità: nel 2002, la trovata di sostenere il meno peggio non portò tanto bene al Ps. Ai francesi toccarono dieci anni di destra, e non quella di De Gaulle, ma di Chirac, appunto, e Sarkozy, quello che parlava in termini di “racaille” dei cittadini delle periferie, per poi ritrovarsi il “partito-mostro” ancora più forte di prima. Adesso, il patto è stato di nuovo quello, e la destra ha ringraziato, di nuovo.

Accordi come quelli delle amministrative di domenica scorsa possono conseguire il risultato elettorale, però minano nel profondo il senso della politica. Vincere, i pattuenti contro Le Pen, han vinto, non ci sono dubbi: il Fn non ha preso alcuna regione. Il governo, quindi, ce l’hanno saldamente in mano. Ma la rappresentanza?

Già, perché a convincere gli elettori a uscire di casa e recarsi alle urne è stato, di nuovo, il grido “Al Le Pen, al Le Pen!”, ma fino a quando può funzionare? Fino a quando si potrà chiedere alle persone di andare a votare “contro” qualcuno, non “per” qualcosa? I candidati républicains han preso i voti degli elettori socialisti e quelli socialisti degli elettori républicains, eppure non li rappresentano.

Per lo stato della politica attuale, la governabilità è il valore unico di cui preoccuparsi. La rappresentanza, nondimeno, è quel motivo che ti spinge ad alzarti dal divano, uscire di casa e andare a votare. Altrimenti, dopo un po’, la teoria del “male minore” perde di efficacia. Primo, perché pur sempre di male si tratta, e uno potrebbe faticare ad abituarsene. Secondo, perché alla lunga servono motivi condivisi e sentiti per coinvolgere al punto di voler prendere parte e sostenere un partito o un’idea politica, e la motivazione del “se no vincono quelli cattivi” rischia di non funzionare.

Infine, il fatto che puntualmente i “cattivi” non governino mai perché tutti gli altri si uniscono a impedirlo, oltre che accrescere la rabbia degli esclusi, può far sorgere il dubbio in tutti gli altri che pericolosi quelli non lo siano per davvero. E che quell’alleanza serva solo per difendere la certezza di vittoria delle forze che sempre hanno vinto, e che alla medesima situazione continuamente portano, più che per scongiurare l’eventualità mai verificatasi che a vincere siano gli altri.

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