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“Non ci arrendiamo mai”. Intervista a Federica Sciarelli

 

Con ventisei anni di trasmissione “Chi l’ha visto” è uno dei programmi più longevi della terza rete nonché una sicurezza negli ascolti dal momento che continua a macinare ottimi numeri in controtendenza con l’andamento altalenante della tv generalista. Federica Sciarelli lo conduce dal 2004 e dal 2009 ne è anche l’autrice imprimendo significative virate ai temi trattati. Al Radiocorriere Tv ripercorre le fasi salienti della sua conduzione.

Da undici anni al timone di Chi l’ha visto? Come pensi di aver cambiato questo programma?
Cambiato magari no. “Chi l’ha visto” si è sempre occupato di misteri e di scomparse. Semmai io ho introdotto degli aspetti più giornalistici attraverso le inchieste. Posso raccontare la morte di Ilaria Alpi e nel contempo, per un anno, cerco di trovare il testimone più importante. Ovviamente i tempi sono cambiati e questo ha influito sul programma stesso. I cellulari e i tanti altri mezzi che facilitano la comunicazione consentono spesso un ritrovamento più rapido degli scomparsi. E questo anche grazie ad una sensibilità civile maggiore. Come tutti quei cittadini che ci segnalano casi di suicidi che potrebbero non essere tali o ci chiedono aiuto, all’indomani di incidenti provocati da pirati della strada, per scovare i testimoni.

E in che misura il programma ha cambiato te?
Dico da sempre che mi sento una privilegiata perché faccio un bellissimo lavoro. Certamente avere a che fare ogni giorno con il dolore di tantissime persone non è semplice. Una scomparsa non la metabolizzi facilmente e il problema ti rimane per sempre. Dopodiché non penso di essere cambiata granché perché in fondo il mio lavoro non è poi così diverso da quello che facevo al tg3 di Sandro Curzi. Allora mi impegnavo in alcune battaglie e oggi, in sostanza, faccio lo stesso per quei familiari che altrimenti non avrebbero voce.

C’è un caso o un’inchiesta in questi anni che hai “sentito” di più?
Le sentiamo tutte. Non ci sono casi di serie A o di serie B. Mi ha colpito molto, a Fidene, la storia di una signora di ottanta anni, Margherita, alla quale hanno rubato in casa. Lei aveva lasciato un biglietto “Vado a farmi un bel bagno, ritira l’orologetto dall’orefice e paga 25 euro. Le chiavi te le lascio nella cassetta della posta”. Lei poi improvvisamente scompare. La cerchiamo tanto finché le viene ritrovata nel Tevere. Dopo il furto si è sentita una donna inutile e si è suicidata. O il caso di Daniele Potenzoni, scomparso il 10 giugno da Roma. Doveva ad andare ad un’udienza del Papa con altri pellegrini. Daniele ha alcuni problemi di autismo, gli accompagnatori che lo dovevano controllare non l’hanno tenuto d’occhio e lui è scomparso in metropolitana. Sono mesi che il papà ci telefona, tutti i giorni, disperato. E per noi lui è diventato un enigma come il più grande dei misteri come Federico Caffè o Ettore Majorana. Perché lui non lo conosce nessuno ma noi, stando quotidianamente a contatto con i familiari sappiamo tutto di lui.

Immagino che il rapporto con i familiari – l’inchiesta, le confidenze private, il dramma umano quotidiano – ti porti a costruire con molti di loro dei rapporti che vanno al di là della specifica inchiesta
E’ così. Pensa che i genitori di Tiziano Allegretti (scomparso a Roma dieci  anni fa) ad ogni mio compleanno vengono da me per portarmi regali e fiori. Diventano inevitabilmente dei rapporti di amicizia. Ovviamente questo avviene con i familiari delle vittime, non con quelli degli accusati!

Nel generale calo di ascolti, anche dei programmi tv storici, “Chi l’ha visto” è uno dei pochi che resiste all’emorragia.
Siamo stupiti anche noi. Quando ho esordito alla conduzione del programma, undici anni fa, il programma aveva l’11%. Lo scorso anno abbiamo chiuso la stagione con una media del 13. Davvero inaspettato se pensi che undici anni fa non c’era il digitale e le altre reti e l’offerta era pertanto decisamente più ridotta.

Qual è il segreto?
Non copiamo gli altri e lavoriamo molto, e penso che questo si percepisca. Scaviamo sempre a fondo, c’è una squadra di grande qualità che non fa mai le cose superficialmente. E cerchiamo sempre nuovi casi. Quello di Guerrina Piscaglia ad esempio lo abbiamo tirato fuori noi. Nessuno prima ne sapeva nulla. Lo abbiamo seguito prepotentemente per svariate settimane dopodiché tutti i contenitori televisivi, dalla mattina alla sera hanno cominciato ad occuparsene. E a quel punto noi abbiamo levato mano! Lo sforzo che facciamo noi è sempre quello di non copiare e di trovare nuove strade ed inchieste, approfondendo anche fatti che potrebbero sembrare minori,  come il caso di Marco Vannini.

E non pagate i familiari ospitati in trasmissione, come ha rivelato anche un avvocato, intervistato recentemente sul Fatto Quotidiano.
Ho sempre detto che noi non pagheremmo nemmeno se avessimo i soldi per farlo. La gente ci chiede aiuto perché ci stima. Dalle carte processuali sul caso Loris (il bambino morto a Ragusa) sono venuti fuori particolari inquietanti.  Familiari pagati in alcune trasmissioni tv, versioni cambiate, testimonianze false…  Non si tratta di concorrenza in tv, qui c’è il gioco l’etica, la deontologia professionale di chi fa il nostro lavoro.

Intervista di Stefano Corradino pubblicata sul Radiocorriere Tv

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