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Hollande il russo

 

Hollande e Putin:attenti a quei due, titola il manifesto. “Putin Hollande: colpiremo insieme”, Corriere. “Patto contro l’Isis” la Stampa. Repubblica sottolinea il risultato forse più importante ottenuto da Hollande in Russia “Putin, alleanza anti Isis a guida americana”. Parole come pietre che tolgono agli Stati Uniti e alla Nato molti alibi. Erdogan se ne rende conto e si pente di aver fatto abbattere quel jet: se avessi saputo che era russo -dice- non avrei dato l’ordine. Poi chiede che si costruisca una zona cuscinetto in Siria (non in mano ai suoi “nemici” Curdi ma ai suoi alleati islamisti) per contenere l’immigrazione come vogliono l’Europa e la Merkel. Peccato che Angela, anche lei, corra ora in sostegno di Hollande. “La Germania va in guerra”, scrive il Giornale. Tornado tedeschi voleranno sulla Siria e una fregata nel Mediterraneo. E l’Italia? Non fa titolo. “Renzi, il più renitente dei partner europei – scrive Andrea Bonanni su Repubblica- anche perché aspetta (e spera) il riconoscimento di un ruolo dell’Italia in Libia, è convocato a Parigi per un breve colloquio prima che Hollande parta per Mosca. E comunque neppure lui può esimersi dall’offrire un piccolo contributo italiano per alleviare lo sforzo dei soldati francesi in Libano”

Dopo gli attentati l’Europa si chiude è il titolo di Le Monde. Più colorito Financial Times afferma: “Se non ferma i migranti l’Europa rischia di finire come l’impero romano”. Frase pronunciata da Marc Rutte, politico olandese, del paese, cioè, che sta per assumere la guida dell’Unione. Rutte chiede che i foreign fighters vengano “uccisi in Siria” e la prende con Grecia e Italia, colpevoli di non aver fermato gli arrivi, schedato i profughi, gestito a loro spese i rimpatri. Intanto la Polonia si allinea con l’Ungheria di Orban: pugno di ferro con l’immigrazione, meno diritti e meno libertà in nome della sicurezza. “Fortezza Europa”, ancora Le Monde. Il Corriere ospita invece un bel saggio di Dacia Maraini. “Una volta che il fanatisno ha incancrenito il cervello -scrive Voltaire- la malattia è quasi incurabile. I fanatici sono persuasi che il Dio che li ispira sia al di sopra delle leggi e che il loro entusiasmo sia la sola legge che devono ascoltare”. Se finissimo per somigliargli, avremmo perso tutto. Dacia chiude con una citazione ottimista di Muhammad ibn al-Arabī, poeta musulmano vissuto al tempo di Federico II. “Un tempo io mi offendevo col mio compagno se la sua religione non era uguale alla mia, ma ora il mio cuore ammette ogni forma. Il mio cuore oggi è un prato per le gazzelle, un chiostro per il monaco, una Kaaba per il pellegrino, per le tavole della legge e per il sacro libro del Corano. Seguo la tenerezza e dovunque mi portano i cammelli d’amore, là trovo la mia religione, la mia fede”.

Shalabayeva e figlia sequestrate, titola il Fatto. Ricordate? Quanto gli sgherri del dittatore kazaco fecero, a casa nostra, i loro porci comodi e il ministro dell’interno Alfano prima negò. poi disse di non sapere? Beh, è sempre ministro – pagano solo i funzionari accusati, appunto, di sequestro- e ora Alfano vuol fare le primarie col Pd per determinare chi debba essere il prossimo sindaco di Napoli. La minoranza obietta. Bersani critica pure il blitz -con privatizzaizone- sulle Ferrovie. De Bortoli twitta: “Ferrovie dello Stato e aziende pubbliche, ricambi disinvolti, programmi indefiniti. Una volta polemiche infinite, oggi calma piatta”. Pietro Grasso, a ragione, minaccia votazioni a oltranza se il Parlamento non trovasse entro martedì l’intesa per nominare i 3 giudici costituzionali mancanti. Purtroppo l’errore sta nel manico. Il Pd vuole alla Consulta, Augusto Barbera, persona stimabile ma che viene considerato il padre della riforma costituzionale imposta dal governo. Decisione comunicata a deputati e senatori ci sms. Stefano Fassina passa il Rubicone e si candida a sindaco di Roma

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