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Turchia, protestiamo davanti all’ambasciata

 

Le parole, taglienti e mai banali, usate da Stefania BattistiniAnna Cerofolini e Ivan Compasso sul sito di Articolo21 non hanno bisogno di ulteriori commenti. La tragedia di Ankara, il massacro dei pacifisti, l’uso delle bombe alla vigilia del voto ricordano a chi, come noi, ha ormai i capelli grigi, altre stagioni, altre stragi che segnarono, in Italia, il periodo della strategia delle tensione.
Allora in Italia, come oggi un Turchia, ad innescare il detonatore, al di là degli esecutori materiali, furono coloro che avevano solo da guadagnare dalla destabilizzazione e dalla paura.

Gli industriali della paura e del terrore hanno bisogno di sangue per potersi poi travestire da uomini forti e da salvatori della “loro” patria e dei loro interessi materiali. Erdogan punta il dito contro non meglio definiti terroristi, contro l’Isis e contro gli stessi curdi, ma il mondo civile, o quello che così ama autodefinirsi, non dovrebbe dimenticare le continue violazioni dei diritti commesse dal presidente turco, gli arresti di massa, le relazioni pericolose con l’Isis, i bavagli messi agli oppositori.

La Turchia è uno dei paesi con il maggior numero di cronisti in carcere. Tutti i rapporti internazionali concordano nel denunciare un atteggiamento aggressivo e persecutorio nei confronti dei media indipendenti.

Persino ieri, mentre ancora si raccoglievano i cadaveri nei pressi della stazione, la polizia governativa, dopo aver manganellato gli stessi pacifisti, si affrettava a colpire radio, tv, giornali, internet, per impedire la trasmissione delle immagini dalla piazza della strage. Il regime teme la libera circolazione delle informazione, più delle azioni dell’Isis, e non  caso sono stati i curdi, e non certo l’esercito di Erdogan, a resistere a Kobane e dintorni.

“Dentro Kobane” è anche il titolo di un libro scritto dal giornalista e autore padovano, Ivan Compasso. Un libro il suo ricco di storie, di dati, di testimonianze di chi ha scelto di non svendere la propria dignità e una millenaria identità.
Dal libro e dalle sue esperienze di viaggio è ora stato ricavato un film, “Puzzlestan” (I confini sono i limiti dei popoli), che sarà presentato, lunedì 12 ottobre, al cinema Astra di Padova. Noi di Articolo 21 saremo con lui, perché quella di domani sarà anche la prima manifestazione di solidarietà con chi, turco o curdo che sia, lotta per la libertà e per i diritti politici e civili.

Speriamo che sia la prima di una lunga serie, che faccia sentire anche la voce dell’Italia a sostegno di chi tenta di dare un futuro civile alla sua comunità. Comprendiamo le tante e complesse ragioni che guidano gli atteggiamenti verso la Turchia ed il rischio di consegnarla alle peggiori espressioni dell’integralismo e dell’oscurantismo, ma le opportunità da valutare non possono sfociare negli opportunismi di chi finge di non vedere e di non sapere, e magari continua vendere le armi ai massacratori dei curdi medesimi.

Nei mesi scorsi, insieme alla Fnsi, all’Usigrai e a tante associazioni che si battono per i diritti e le libertà, abbiamo protestato davanti alle ambasciate egiziane ed ungheresi per contestare i muri, il razzismo, la censura. Allo stesso modo sarà il caso di farlo davanti alle sedi dell’ambasciata e dei consolati turchi in Italia, ora e subito, prima che le voci di chi dissente e di chi ancora si oppone siano definitivamente soffocate.

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