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Thomas Sankara e il paese degli uomini integri

 

Tra venerdì 2 e domenica 4 ottobre è andata in scena la nona edizione di Internazionale a Ferrara. Il Festival ha riscosso come ogni anno il meritato successo, accogliendo migliaia di visitatori di ogni provenienza, età, religione e credo politico. E’ stato un week-end ricco di incontri, dibattiti, workshop e qualsiasi attività avente come denominatore comune il tentativo di stimolare un dialogo costruttivo su temi d’attualità, storia, ecologia, responsabilità sociale e letteratura.

Sabato è stata una giornata davvero fortunata. Il sole, tiepido e confortevole, ha rivendicato l’esistenza delle mezze stagioni, inducendo anche i più scettici a riporre le giacche tra borse e zainetti. In piazza municipale, dalle 11 e mezza in poi, la gente ha iniziato ad accaparrarsi auricolari e posti a sedere per la conferenza delle 12. “Il potere ai giovani” è sicuramente un titolo piuttosto accattivante e la scelta di affidarlo all’estro e alla verve di tre musicisti-attivisti ha contribuito a tenere alto il ritmo della conversazione. Didier Awadi (senegalese), Sams’K Le Jah (burkinabé) e Smockey (burkinabé) sono riusciti a trasmettere la frustrazione e la paritetica voglia di rivalsa di un paesetutt’ora alla ricerca della propria identità.

Interrogati su quale futuro intravedessero per gli Africani di domani, i relatori hanno scaldato la platea nel nome di Thomas Sankara. Sankara (pronunciato con accento sulla  -à finale) è stato infatti oggetto e protagonista di alcuni interventi particolarmenteinfiammati. Il rivoluzionario burkinabé è stato dipinto come l’esempio storico da cui trarre spunto per ogni considerazione futura, un modello per dignità e comportamento, un uomo retto che ha dedicato la propria vita al bene del popolo e della sua terra. Insomma, un vero e proprio eroe nazionale. Non nego pertanto di essermi sentito un po’ in imbarazzo nell’aver scoperto solo in quel frangente chi fosse Thomas Sankara.

Incuriosito dal personaggio, in virtù di un riscontro piuttosto lineare sull’argomento (tra le persone intervistate, non lo conosceva praticamente nessuno), ho deciso di documentarmi per cercare di definire e contestualizzare Thomas Sankara. Il risultato: Wow.

Operante in Burkinafaso a partire dagli anni 70′, Thomas Isidore Noël Sankara è stato un leader carismatico per tutta l’Africa Occidentale sub-sahariana. Il suo impegno e la sua dedizione l’hanno reso un uomo del popolo operante per il popolo. Ultimo presidente dell’Alto Volta, da lui ribattezzato “Burkinafaso” (ovvero “il paese degli uomini integri”), Sankara si è guadagnato a suon di riforme il soprannome di “Che Guevara Africano”. Verrà ricordato come il cuore pulsante del panafricanismo indipendentista, un’istituzione alle cui parole sono sempre seguiti fatti e risultati. In ambito internazionale il primo presidente del Burkinafaso ha sempre puntato il dito contro il gretto imperialismo degli sciacalli Europei. Ha cercato di convincere, senza fortuna, gli altri capi di stato africani ha rifiutarsi di saldare i debiti contratti con le potenze occidentali. In patria, invece, si è battuto per i beni materiali, le piccolezze quotidiane cui nessun burkinabé era mai stato abitutato. Fornì due pasti e cinque litri d’acqua al giorno a ciascun cittadino; assistenza sanitaria e vaccinazioni; rimboschimeto, ridistribuizione delle terre e soppressione delle imposte agricole.

Thomas Sankara è stato questo e molto altro. Fu ucciso da chi, pur di comprarsi una macchina nuova, fu disposto ad affondare le mani nel petto insanguinato dell’Africa subshariana. Sankara fu sepolto in una tomba anonima ad Ouagadougou, ma una cosa è certa: dopo di lui, il cuore dell’Africa non ha mai battuto così forte.

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