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Malasanità e burocrazia calabrese: posso raccontare una storia?

 

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” Così recita l’articolo 32 della Costituzione Italiana, secondo cui lo Stato è obbligato a fornire ogni servizio ritenuto essenziale e indispensabile alla tutela della salute, assegnando le risorse necessarie senza alcuna limitazione.

Non siamo più un Paese che sostiene i propri cittadini e già questo è un fatto malato. La sanità italiana a causa dei  troppi sprechi, consulenze, ruberie e bilanci taroccati negli ultimi anni non ha certo brillato di luce propria. Ma a volte le cose peggiorano a causa della negligenza o superficialità del personale sanitario. Da Nord a Sud dello stivale funziona così. Se però succede in Calabria la cosa viene giustificata con l’immobilismo di un semplice “cosa possiamo fare”? E’ una battaglia continua che forse mai arriverà a una fine. Lo sanno bene Filippo e Annamaria, due genitori di un comune in provincia di Cosenza (Sangineto) e quella che sto per raccontarvi è la loro storia.

Circa dieci anni fa viene alla luce prematuramente il loro bambino nell’Ospedale di Cetraro (Cs), sano e con un indice di Apgar pari a 9.9. Ma nelle ore successive qualcosa non va per il verso giusto. Non è  correttamente monitorato il livello glicemico nel bambino che appena nato era pari a 20. Dalla cartella medica che i genitori hanno acquisito presso l’ospedale di Cetraro è stato appurato che da mezzogiorno – ora in cui è nato il bambino- fino alle ventidue del medesimo giorno, vi è stata la corretta somministrazione di ossigeno. Dalle ventidue e un minuto fino al giorno successivo, come riportato dalla cartella medica, al bambino non è stato somministrato più nulla. Quindi il suo cervello è andato in ipossia per carenza di ossigeno. È stato l’inizio delle prime crisi respiratorie che ha costretto il trasporto urgente in elisoccorso presso l’ospedale di Cosenza, dove hanno cercato di stabilizzare la situazione tramite sondini e tubi vari, con perdite di sangue dal nasino del piccolo e innumerevoli tagli dovuti agli aghi delle flebo. Da quel momento è cominciato del calvario dei genitori e del bambino. Questa negligenza ha provocato al piccolo gravi e irreversibili danni neurologici. I genitori, dopo aver escluso tramite test genetici e mappature cromosomiche un problema ereditario, hanno così deciso di intraprendere le vie legali, al fine  di ottenere un conforto per i danni subiti.

Nell’anno 2007 la famiglia ha citato in giudizio presso il Tribunale di Cosenza, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza  quale ente competente. Il Tribunale di Cosenza, Sezione Seconda Civile, ha così provveduto a una Consulenza Tecnica d’Ufficio con la quale ha riconosciuto a carico del piccolo l’invalidità al 100% e una colpa medica addebitabile per un 50%  alla condotta dei sanitari.  La prima istanza  ha dato ragione alla famiglia imponendo alla Regione Calabria il pagamento per errore medico, ma da ben quattro anni i genitori del piccolo non hanno visto nemmeno un euro, questo nonostante le continue battaglie che ogni giorno i genitori affrontano per portarlo  a scuola, per le terapie e per dargli una vita il più possibile tranquilla e dignitosa.

Nonostante l’ Asp non paga il risarcimento alla famiglia, non salda neppure i 35mila euro  dovuti al fisco. L’Agenzia delle Entrate chiede allora ai genitori del piccolo il pagamento di 38mila euro e non contenti il fermo amministrativo dell’auto al padre per omesso pagamento della cartella, nonostante il legale avesse inviato alla Agenzia delle Entrate un’istanza in autotutela di annullamento della cartella che a poco è servita.

Questa nuova e incresciosa vicenda ha fatto si che i coniugi sprofondassero in un’ansia e un’angoscia che una persona comune non dovrebbe minimamente provare, specie se convive ogni giorno con i problemi già invalidanti del figlio, provocati da negligenza medica. La famiglia ha deciso allora di informare i media e il caso è passato alla ribalta nazionale.

A distanza di qualche ora dalla messa in onda del servizio sulle reti Mediaset, l’Agenzia delle Entrate si è messa immediatamente in contatto con il padre del bambino per comunicargli l’avvenuto sgravio della sua posizione e nelle prossime settimane andrà in onda un servizio curato dalle Iene.  Se è vero che la salute è un diritto deve essere anche un dovere per lo Stato tutelare le vittime di tali ingiustizie. Tutelare i propri cittadini, i tanti Filippo e Annamaria che ci sono in Italia e avere rispetto per un bambino che purtroppo è stata una vittima innocente della malasanità.

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